Italia, paese ricco che teme i poveri

L’Italia è un paese strano.

Facciamo parte del G8 (che riunisce le più avanzate economie del globo) e ci consideriamo un paese in via di sviluppo. Ma ci siete mai stati in un paese del sud del mondo?!

Non solo.

La notizia riferita oggi da Repubblica – Economia e Finanza fa ancora più impressione. Leggete i dettagli nel link: Milionari, cresce il club dei super Paperoni

Gli italiani che hanno un patrimonio in titoli di Stato, azioni o altri strumenti finanziari superiore al milione di dollari sono 394mila, il 19% in più rispetto ai 330mila del 2016, e potrebbero diventare 519mila entro il 2022.

Vedi anche Il Sole 24 Ore del gennaio 2017: In Italia l’1% più ricco possiede il 25% della ricchezza nazionale

Il problema dell’Italia non sono i disperati che sbarcano sulle nostre coste, ma l’iniqua ripartizione delle ricchezze che fa sì che i poveri diventino sempre più poveri e i ricchi si arricchiscano sensibilmente.

Serve più giustizia, più redistribuzione, più eguaglianza.

Eppure, governano quelli che vogliono introdurre la FLAT TAX!

Il vangelo secondo Matteo (Salvini)

Piazza Duomo, oggi.

Sul vangelo – in cui sta scritto di non giurare (vedi Mt 5,33-37) – Salvini ha giurato.

La scena mi irrita per  più motivi: deficit di laicità (cioè capacità di riconoscere la distinzione dei piani tra fede e politica), strumentalizzazione della simbologia religiosa per giungere al potere (rosario, vangelo, riferimenti frequenti al “buon Dio”…), distorsione del messaggio religioso (il vangelo dell’amore fino al dono della vita, del servizio, dei poveri proclamati beati, dell’accoglienza senza confini… diventa strumento identitario per distinguere tra “noi” e “loro”)…

Don Ettore spiega il senso della Giornata mondiale dei poveri

Riprendo l‘editoriale di don Ettore Dubini pubblicato dalla Cooperativa Emmaus in occasione della Giornata mondiale dei poveri:

Il logo per la giornata mondiale dei poveri, voluta da Papa Francesco, è molto suggestivo. Lo propongo alla vostra attenzione perché ci aiuti a vivere bene la giornata diocesana Caritas.

“La dimensione della reciprocità trova riscontro nel logo della Giornata Mondiale dei Poveri. Si nota una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone. Ambedue tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo. In effetti, è difficile comprendere chi tra i due sia il vero povero. O meglio, ambedue sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere. Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa.

Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro.

Il povero può entrare in casa, una volta che dalla casa si è compreso che l’aiuto è la condivisione. Diventano quanto mai espressive in questo contesto le parole che Papa Francesco scrive nel Messaggio: “Benedette le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio”.

Don Ettore Dubini

La lotta sarà tra chi difende i privilegi e chi si impegna per una società più giusta

La realtà è complessa.  Quando però la complessità del reale viene semplificata oltre misura, cioè distorta, allora la situazione si fa veramente pericolosa.

Oggi le parole “straniero”, “profugo” o anche “povero” sono diventate capaci di suscitare paure immense e conseguente odio sociale. Nei confronti del mafioso, del corrotto, dell’evasore non si prova, purtroppo, la medesima repulsione.

Oggi chi difende un povero viene insultato e guardato male come un reprobo (si potrebbero fare tanti esempi: l’ultimo, che la cronaca ci offre, è quello di don Massimo Biancalani di Pistoia, minacciato dai fascisti di Forza Nuova).

Del tema ha scritto oggi Ezio Mauro su La Repubblica: Se la povertà è una colpa.

Contro lo sgombero anti-profughi di Roma si sono levate molte voci di condanna, tra cui quella del Presidente di Pax Christi, Mons. Giovanni Ricchiuti. Ma ciò non basta, perché l’opinione generale è sempre più – lasciatemi dire – antievangelica.

Dal punto di vista cristiano forse ciò è un kairòs (tempo favorevole).

Invece dal punto di vista sociale, culturale e politico diventa ogni giorno più necessario attrezzarsi per una lotta di civiltà e di umanità che sarà lunga e durissima.