Lo stile di Paolo VI: memoria del passato, indicazione per il futuro

A Paderno Dugnano c’è una Comunità pastorale, quella di Dugnano, Calderara e Incirano, che è intitolata al Beato Paolo VI. Tra poco dovrà cambiare nome, perché Montini è in cammino verso la canonizzazione…

Per conoscere meglio questo grande Papa del Concilio (ed ex Arcivescovo di Milano) mi sembra utile segnalare l’intervento di Mons. Mario Delpini ieri a Tempo di Libri.

Vatican Insider – La Stampa (10 marzo): Delpini: “Le domande di Montini, uno stile per Milano”

Video: “Tempo di Libri” – Montini, quale lascito per Milano e per la Chiesa? (Giselda Adornato)

Diocesi di Milano: Montini arcivescovo di Milano: un’eredità pastorale di dialogo che continua

Al quasi santo Paolo VI chiedo il miracolo di una politica per l’uomo

Ho visto Paolo VI di persona in Sala Nervi il 20 maggio 1978 (facevo la quinta elementare e partecipavo all’incontro dell’ACR con il papa). Erano passati pochi giorni da quella famosa preghiera per Aldo Moro

Quella è stata la mia prima udienza papale: me la ricordo come fosse oggi.

E ricordo anche l’impressione che ebbi, qualche mese dopo, per la morte del papa…

Ora che Paolo VI si avvia ad essere proclamato santo (per conoscere i dettagli vedi Avvenire) mi permetto di formulare una preghiera che so per certo essere gradita al papa della mia infanzia:

Beatissimo Padre
(come ti chiamavano in vita),
guarda all’Italia di oggi che si prepara al voto
in un clima confuso e violento,
che suscita preoccupazione.

Ispira pensieri di giustizia e di pace,
aiutaci a vivere la politica come “la forma più alta della carità”
e allontana da noi le false soluzioni
dettate dall’egoismo, dall’insensibilità e dalla paura
.

I molti e complessi problemi del nostro tempo
richiedono discernimento,
sapienza evangelica e coraggio
per denunciare ‘la grande mascherata del male’

e perseguire umilmente il bene.

Suscita persone integre
che si impegnino in politica
per la costruzione di una società giusta
nella quale ogni uomo venga riconosciuto e rispettato
“in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità”.

Ripetici ancora ciò che dicesti il 4 ottobre 1965,
a New York, davanti all’ONU:
“Una parola ancora, Signori, un’ultima parola:
questo edificio, che state costruendo,
si regge non già solo su basi materiali e terrene:
sarebbe un edificio costruito sulla sabbia;
ma esso si regge, innanzitutto, sopra le nostre coscienze.
È venuto il momento della ‘metanoia’,
della trasformazione personale,
del rinnovamento interiore.
Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo;
in maniera nuova la convivenza dell’umanità,

in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo…”.