Varie: coronavirus, esercito in strada, lettera 81 sindaci, flashmob tre bande, preghiera con il Papa e don Silvio Galli

Il Notiziario (26 marzo): Coronavirus Nord Milano: 4 morti in più a Sesto San Giovanni, 1 a Cormano e Paderno

Lo Specchio di Sesto San Giovanni (26 marzo): Paderno Dugnano, operative due pattuglie dell’Esercito

DialogoNews (26 marzo): Coronavirus, 81 sindaci dell’area metropolitana scrivono una lettera appello alla Regione: “Attiviamo la sorveglianza attiva”

Notiziario (25 marzo): Coronavirus, i sindaci alla Regione: più tamponi, come in Veneto

Il Gazzettino del Nord Milano (26 marzo): Nordmilano, tre bande propongono il flash mob sonoro dai balconi

Comunità San Paolo VI: Venerdì 27 marzo ore 18 – Adorazione Eucaristica con Papa Francesco

Verso la beatificazione di un sacerdote salesiano palazzolese:

Don Mauro e don Nazzareno (Dugnano): "In questi giorni che cosa stiamo cercando?"

Dal sito della Comunità pastorale S. Paolo VI (Calderara, Dugnano e Incirano) riprendo la riflessione del parroco don Mauro Barlassina e di don Nazzareno su questi giorni difficili :

Cosa mi dice questo tempo?

Cari amici,

la situazione è pesante. Pesante per il clima che abbiamo sotto gli occhi; pesante per le confidenze ascoltate; per i numeri di contagiati, di ricoverati, di morti che ci vengono ripetuti continuamente da tante parti. È pesante sentire che tanti preti come me soffrono , sono colpiti dal virus, muoiono.

È come uno di famiglia che si ammala, a cui puoi solo rivolgere un pensiero, di cui porti nel cuore uno o più ricordi; e anche se non lo conosci è per te un fratello più grande che come te ha ascoltato un giorno la voce del Signore e ha capito che è bello mettere la propria vita nelle Sue mani.

La vita… che cos’è la vita?

È un tempo che ci è dato, gratuito e limitato nello stesso tempo; di cui siamo responsabili; di cui non conosciamo l’inizio, che ci è dato come un dono e di cui non conosciamo la fine.

Questo tempo mi dice questo: che non serve “contare” nella vita: non contare i giorni, gli anni, i tempi; non serve contare per sentirsi grandi, importanti, superiori, migliori rispetto agli altri.

Che cosa conta allora nella vita?

Conta il giorno che stai vivendo; ogni giorno che ti è dato e che non va sciupato, svenduto, schiavizzato. Mi ripeto ogni mattino un inciso della Lettera agli Ebrei: “Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre!” (Eb. 13,8).

È una grande consolazione: la mia vita, di ieri, quella che vivo oggi e quella che sarà, per sempre, è segnata dalla Sua presenza: Lui è lo stesso. Signore che ama e che consola, che protegge e – la Quaresima ce lo dice – dona la vita per noi.

Non vale la pena per un cristiano contare i giorni: ogni giorno è abitato dalla sua presenza; ogni giorno è segnato dal suo amore.

Forse è per questo che trovo riduttivo gridare sguaiati e battere a vuoto le mani dai balconi di casa in questi giorni. È più coraggioso fermarsi e pensare, leggere questo periodo e dire ai nostri piccoli che la vita è bella; ai nostri giovani che bisogna puntare in alto; al proprio coniuge che è l’amore ciò che va sempre privilegiato; ai nostri vecchi che siamo loro grati di averli accanto come esempi di forza e stimolo a mettercela tutta.

Questo tempo mi dice di non perderlo: anche se faticoso ha tanto da insegnarmi. Anche a te.

don Nazzareno

Oratori, ieri e oggi: che fare?

Nel lontano 1956 l’Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini (San Paolo VI) ha proposto un Decalogo per gli oratori. Leggendolo, si coglie il senso tradizionale della proposta oratoriana che oggi necessita di un aggiornamento e di un ripensamento a causa dei mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni.

Che cosa deve essere oggi l’Oratorio? Quali scelte occorre fare per una più efficace azione educativa? Le strutture esistenti sono sostenibili?

L’Arcivescovo Mario Delpini propone un nuovo Decalogo per gli oratori oggi

30 ottobre: San Paolo VI in Tilane

Ricevo da Alberto Manzoni per conto della COMUNITÀ PASTORALE “SAN PAOLO VI” il seguente comunicato del 24 ottobre:

Buongiorno, a nome e per conto di don Luca Andreini, responsabile della comunità pastorale “San Paolo VI” in Paderno Dugnano (parrocchie di Calderara, Dugnano e Incirano), invio la locandina riguardante l’iniziativa, promossa dalla comunità medesima per martedì prossimo 30 ottobre, che conclude la serie di appuntamenti programmati in occasione della canonizzazione di papa Paolo VI – Giovanni Battista Montini, che come noto ha avuto luogo a San Pietro in Vaticano domenica 14 ottobre u. s..

Questo è il primo comunicato che inviamo con la nuova denominazione della comunità pastorale, da “Beato Paolo VI” mutata in “San Paolo VI”.

Ricordiamo che in questo mese di ottobre si sono già svolte diverse iniziative legate a questo importantissimo evento:
– la mostra ospitata presso il santuario dell’Annunciazione dal 6 al 15;
– il santo Rosario nella chiesa parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, recitato – per la centesima volta dal 2009 – davanti alla statua della Madonna di Fatima ed accompagnato dalla figura di Montini, la sera del 13;
– la prima Celebrazione eucaristica in onore del nuovo Santo, la sera del 15, ancora in santuario;
– il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese, la scorsa domenica 21.

[Segue locandina dell’evento di martedì 30 in Auditorium Tilane]

Le scarpe di Paolo VI

Questo curioso servizio di TG2000 nel giorno della canonizzazione di Paolo VI e Mons. Romero è una bella sintesi della santità come sequela.

“Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente”

(Papa Francesco, omelia)

Anche Mons. Romero ha camminato in mezzo a molte difficoltà e incomprensioni.

Guardando oggi il suo ritratto esposto sulla facciata di San Pietro, ho ripensato agli anni in cui molti lo consideravano con malcelato sospetto, se non con aperta avversione.

Sembrava impossibile qualche anno fa, da oggi è santo!

Paolo VI e Monsignor Romero ci guidino verso la civiltà dell’amore

Oggi a Roma, in Piazza San Pietro, vengono proclamati sette nuovi santi, tra cui il Papa della mia infanzia, Paolo VI, e l’Arcivescovo martire Oscar Arnulfo Romero.

In questo giorno speciale rileggo le parole di Papa Montini (Octogesima Adveniens, n.17). Si tratta di un documento del 1971, che oggi assume una forza particolare.

Diritto all’emigrazione

17. Pensiamo altresì alla situazione precaria di un grande numero di lavoratori emigrati, la cui condizione di stranieri rende ancor più difficile, da parte dei medesimi, ogni rivendicazione sociale, nonostante la loro reale partecipazione allo sforzo economico del paese che li accoglie. È urgente che nei loro confronti si sappia superare un atteggiamento strettamente nazionalistico, per creare uno statuto che riconosca un diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta ad essi l’accesso ad un alloggio decente, dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie.
A questa categoria si aggiungono le popolazioni che, per trovare lavoro, sottrarsi ad una catastrofe o ad un clima ostile, abbandonano le loro regioni e si trovano sradicate presso altre genti. È dovere di tutti, e specialmente dei cristiani, lavorare con energia per instaurare la fraternità universale, base indispensabile di una giustizia autentica e condizione di una pace duratura: “Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. La relazione dell’uomo con Dio Padre e quella dell’uomo con gli altri uomini, suoi fratelli, sono tanto connesse che la Scrittura dice: “Chi non ama, non conosce Dio” (1Gv 4,8)”.

Vari approfondimenti sul sito della Diocesi di Milano

In particolare, segnalo l’intervista all’Arcivescovo Delpini alla vigilia della celebrazione della canonizzazione: «Chiederò a san Paolo VI di convocare tutti perché diventi una società dell’amore».