Oratori, ieri e oggi: che fare?

Nel lontano 1956 l’Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini (San Paolo VI) ha proposto un Decalogo per gli oratori. Leggendolo, si coglie il senso tradizionale della proposta oratoriana che oggi necessita di un aggiornamento e di un ripensamento a causa dei mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni.

Che cosa deve essere oggi l’Oratorio? Quali scelte occorre fare per una più efficace azione educativa? Le strutture esistenti sono sostenibili?

L’Arcivescovo Mario Delpini propone un nuovo Decalogo per gli oratori oggi

30 ottobre: San Paolo VI in Tilane

Ricevo da Alberto Manzoni per conto della COMUNITÀ PASTORALE “SAN PAOLO VI” il seguente comunicato del 24 ottobre:

Buongiorno, a nome e per conto di don Luca Andreini, responsabile della comunità pastorale “San Paolo VI” in Paderno Dugnano (parrocchie di Calderara, Dugnano e Incirano), invio la locandina riguardante l’iniziativa, promossa dalla comunità medesima per martedì prossimo 30 ottobre, che conclude la serie di appuntamenti programmati in occasione della canonizzazione di papa Paolo VI – Giovanni Battista Montini, che come noto ha avuto luogo a San Pietro in Vaticano domenica 14 ottobre u. s..

Questo è il primo comunicato che inviamo con la nuova denominazione della comunità pastorale, da “Beato Paolo VI” mutata in “San Paolo VI”.

Ricordiamo che in questo mese di ottobre si sono già svolte diverse iniziative legate a questo importantissimo evento:
– la mostra ospitata presso il santuario dell’Annunciazione dal 6 al 15;
– il santo Rosario nella chiesa parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, recitato – per la centesima volta dal 2009 – davanti alla statua della Madonna di Fatima ed accompagnato dalla figura di Montini, la sera del 13;
– la prima Celebrazione eucaristica in onore del nuovo Santo, la sera del 15, ancora in santuario;
– il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese, la scorsa domenica 21.

[Segue locandina dell’evento di martedì 30 in Auditorium Tilane]

Le scarpe di Paolo VI

Questo curioso servizio di TG2000 nel giorno della canonizzazione di Paolo VI e Mons. Romero è una bella sintesi della santità come sequela.

“Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente”

(Papa Francesco, omelia)

Anche Mons. Romero ha camminato in mezzo a molte difficoltà e incomprensioni.

Guardando oggi il suo ritratto esposto sulla facciata di San Pietro, ho ripensato agli anni in cui molti lo consideravano con malcelato sospetto, se non con aperta avversione.

Sembrava impossibile qualche anno fa, da oggi è santo!

Paolo VI e Monsignor Romero ci guidino verso la civiltà dell’amore

Oggi a Roma, in Piazza San Pietro, vengono proclamati sette nuovi santi, tra cui il Papa della mia infanzia, Paolo VI, e l’Arcivescovo martire Oscar Arnulfo Romero.

In questo giorno speciale rileggo le parole di Papa Montini (Octogesima Adveniens, n.17). Si tratta di un documento del 1971, che oggi assume una forza particolare.

Diritto all’emigrazione

17. Pensiamo altresì alla situazione precaria di un grande numero di lavoratori emigrati, la cui condizione di stranieri rende ancor più difficile, da parte dei medesimi, ogni rivendicazione sociale, nonostante la loro reale partecipazione allo sforzo economico del paese che li accoglie. È urgente che nei loro confronti si sappia superare un atteggiamento strettamente nazionalistico, per creare uno statuto che riconosca un diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta ad essi l’accesso ad un alloggio decente, dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie.
A questa categoria si aggiungono le popolazioni che, per trovare lavoro, sottrarsi ad una catastrofe o ad un clima ostile, abbandonano le loro regioni e si trovano sradicate presso altre genti. È dovere di tutti, e specialmente dei cristiani, lavorare con energia per instaurare la fraternità universale, base indispensabile di una giustizia autentica e condizione di una pace duratura: “Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. La relazione dell’uomo con Dio Padre e quella dell’uomo con gli altri uomini, suoi fratelli, sono tanto connesse che la Scrittura dice: “Chi non ama, non conosce Dio” (1Gv 4,8)”.

Vari approfondimenti sul sito della Diocesi di Milano

In particolare, segnalo l’intervista all’Arcivescovo Delpini alla vigilia della celebrazione della canonizzazione: «Chiederò a san Paolo VI di convocare tutti perché diventi una società dell’amore».

Lo stile di Paolo VI: memoria del passato, indicazione per il futuro

A Paderno Dugnano c’è una Comunità pastorale, quella di Dugnano, Calderara e Incirano, che è intitolata al Beato Paolo VI. Tra poco dovrà cambiare nome, perché Montini è in cammino verso la canonizzazione…

Per conoscere meglio questo grande Papa del Concilio (ed ex Arcivescovo di Milano) mi sembra utile segnalare l’intervento di Mons. Mario Delpini ieri a Tempo di Libri.

Vatican Insider – La Stampa (10 marzo): Delpini: “Le domande di Montini, uno stile per Milano”

Video: “Tempo di Libri” – Montini, quale lascito per Milano e per la Chiesa? (Giselda Adornato)

Diocesi di Milano: Montini arcivescovo di Milano: un’eredità pastorale di dialogo che continua

Al quasi santo Paolo VI chiedo il miracolo di una politica per l’uomo

Ho visto Paolo VI di persona in Sala Nervi il 20 maggio 1978 (facevo la quinta elementare e partecipavo all’incontro dell’ACR con il papa). Erano passati pochi giorni da quella famosa preghiera per Aldo Moro

Quella è stata la mia prima udienza papale: me la ricordo come fosse oggi.

E ricordo anche l’impressione che ebbi, qualche mese dopo, per la morte del papa…

Ora che Paolo VI si avvia ad essere proclamato santo (per conoscere i dettagli vedi Avvenire) mi permetto di formulare una preghiera che so per certo essere gradita al papa della mia infanzia:

Beatissimo Padre
(come ti chiamavano in vita),
guarda all’Italia di oggi che si prepara al voto
in un clima confuso e violento,
che suscita preoccupazione.

Ispira pensieri di giustizia e di pace,
aiutaci a vivere la politica come “la forma più alta della carità”
e allontana da noi le false soluzioni
dettate dall’egoismo, dall’insensibilità e dalla paura
.

I molti e complessi problemi del nostro tempo
richiedono discernimento,
sapienza evangelica e coraggio
per denunciare ‘la grande mascherata del male’

e perseguire umilmente il bene.

Suscita persone integre
che si impegnino in politica
per la costruzione di una società giusta
nella quale ogni uomo venga riconosciuto e rispettato
“in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità”.

Ripetici ancora ciò che dicesti il 4 ottobre 1965,
a New York, davanti all’ONU:
“Una parola ancora, Signori, un’ultima parola:
questo edificio, che state costruendo,
si regge non già solo su basi materiali e terrene:
sarebbe un edificio costruito sulla sabbia;
ma esso si regge, innanzitutto, sopra le nostre coscienze.
È venuto il momento della ‘metanoia’,
della trasformazione personale,
del rinnovamento interiore.
Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo;
in maniera nuova la convivenza dell’umanità,

in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo…”.