Diciotti, il commento di don Ettore

Don Ettore Dubini commenta così la questione “Diciotti” nell’editoriale della cooperativa Emmaus:

L’Editoriale di Don Ettore del 26 Agosto 2018

Sulla pelle degli ultimi.

Da giorni stanno lì su una nave attraccata al porto di Catania senza possibilità di trovare una soluzione dignitosa, perché l’arroganza di chi si è messo contro tutti sfidando non l’Europa, non gli altri ministri, ma i sentimenti di umanità e il buon senso ha deciso così. Intanto su quella nave le condizioni vita di 150 migranti eritrei, che fuggono da un paese ridotto in condizioni disastrose a causa della dittatura e del conflitto interminabile con l’Etiopia, sono precarie e non si sa quanto potranno resistere ancora. Siamo al tutti contro tutti pur di far valere una presa di posizione che risponde ormai più all’orgoglio personale che non alla soluzione di problemi. So che mentre scrivo queste considerazioni alcuni tra voi penseranno che sono fuori tempo, che fanno bene a impedire lo sbarco, che era ora che qualcuno prendesse queste decisioni. Mi chiedo però se questo nuovo corso di resistenza impresso al fenomeno migratorio risponda al desiderio di risolvere i problemi o se invece è solo la sfrontata arroganza di chi deve rendere conto ad un elettorato che appoggia queste scelte. Durante una camminata in montagna in questa settimana ascoltavo la conversazione di due escursionisti che commentavano la vicenda della nave Diciotti approvando l’operato del governo. Sentivo frasi del genere: ci portano via il lavoro, ci portano via le case, ci costano, ecc. Allora mi sono timidamente avvicinato e ho provato a chiedere: scusi lei ha forse perso il lavoro? No mi ha risposto. Ha forse dovuto lasciare la casa a qualcuno di loro? Nemmeno questo ha affermato. E allora di che stiamo parlando?

Don Ettore: Bassetti non mi convince, dove sono i cattolici in politica?

Riprendo l’editoriale di Don Ettore Dubini diffuso oggi, 27 maggio, dalla Cooperativa Emmaus.

La fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità

Ho letto con interesse l’intervento che il vescovo di Perugia Bassetti presidente della Conferenza Episcopale ha pronunciato martedì 22 maggio all’assemblea dei Vescovi italiani. Alcuni passaggi del discorso mi hanno fatto riflettere e lasciato qualche interrogativo aperto. Riferendosi alla situazione politica italiana ha chiesto ai Vescovi di cogliere la sfida del nuovo che avanza senza temere il cambiamento perché, secondo una sua lettura, le “radici sono buone e il Paese è più sano di come lo si dipinge”. Si, mi domando io, ma questa parte sana del Paese dove è? Ha anche detto Bassetti che non siamo allo sbando, ma che “c’è ancora tanta disponibilità al bene comune”. Ma è davvero il bene comune che muove questa nuova generazione di “fenomeni”? Speriamo! Tra i passaggi che mi più mi hanno lasciato perplesso uno riguarda coloro che si impegnano nella amministrazione della cosa pubblica che devono tornare “a essere i nostri figli prediletti”. Si, saranno pure figli prediletti, ma come tutti i figli non sempre si comportano secondo gli insegnamenti dei genitori. A giudicare dalle scelte che “questi figli prediletti” fanno non posso essere d’accordo perché tante delle loro scelte non sono proprio coerenti con la nostra fede e con la nostra storia cristiana. Io proprio faccio fatica a sentirli” figli prediletti”. Nel discorso di Bassetti c’è una grande nostalgia per contributo che i cattolici hanno dato nella storia del nostro paese, ma ora dove sono i cattolici? Sono trasversalmente presenti in tutte le formazioni politiche, ma l’incidenza della loro presenza mi sembra molto marginale viste le scelte che il nuovo governo farà. Quanto è vero allora l’auspicio che il presidente dei Vescovi italiani “la fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità”

Don Ettore: adolescenti e giovani in oratorio, ma per fare cosa?

Riprendo volentieri la riflessione di don Ettore Dubini, diffusa come editoriale della Cooperativa Emmaus (29 aprile 2018):

Tra poco più di un mese inizierà nelle parrocchie “l’oratorio feriale”. Numerosi giovani e adolescenti daranno il loro contributo nella animazione e organizzazione del tempo estivo dedicato ai ragazzi. Ma tutti gli anni quando si affaccia questo periodo, si impongono riflessioni che spesso non trovano risposte. Questo fiume straordinario di giovani e di adolescenti dove sono alla domenica? Perché la messa domenicale è disertata? Qui c’è in gioco qualcosa di più di una semplice rilevazione statistica: tanti in oratorio, pochi alla Messa domenicale! C’è in gioco la mancata consapevolezza da parte della comunità ecclesiale di che cosa desidera lasciare in eredità ai ragazzi e agli adolescenti che frequentano i percorsi della iniziazione cristiana (vedi Prima Comunione di domenica 6 maggio e della Cresima sabato 19 maggio). Diventa inevitabile chiedersi quale cristianesimo questi ragazzi e adolescenti hanno incontrato. Tra le iniziative educative dei nostri oratori la dimensione della festa domenicale appare la più debole per le nuove generazioni. Spesso si porta come scusa che la Messa domenicale risulta noiosa ai ragazzi, che non sono protagonisti, che hanno altri impegni che riempiono la domenica, ecc. Eppure la domenica e la messa domenicale è l’unico spazio della settimana dove la comunità si ritrova nella sua variegata composizione. Non per nulla Papa Francesco continua a dire che le società secolarizzate “hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dalla Eucaristia. Va ricuperato il senso della festa, della comunità che si ritrova, che celebra nella gioia”, senza questo legame profondo con Cristo, avremo bravissimi ragazzi e giovani, generosi e allegri, ma basterà un nulla per spazzare tutto quello che con tanta dedizione si è cercato di trasmette loro. Ancora una volta però il problema non sono i giovani, ma la comunità adulta che forse per prima ha smarrito il senso della festa, della gioia di ritrovarsi insieme, di condividere la domenica come tempo di relazioni, di manifestazione identitaria di “comunità”. Fuori da questi perimetri il nulla.

Don Ettore spiega il senso della Giornata mondiale dei poveri

Riprendo l‘editoriale di don Ettore Dubini pubblicato dalla Cooperativa Emmaus in occasione della Giornata mondiale dei poveri:

Il logo per la giornata mondiale dei poveri, voluta da Papa Francesco, è molto suggestivo. Lo propongo alla vostra attenzione perché ci aiuti a vivere bene la giornata diocesana Caritas.

“La dimensione della reciprocità trova riscontro nel logo della Giornata Mondiale dei Poveri. Si nota una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone. Ambedue tendono la mano; una perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo. In effetti, è difficile comprendere chi tra i due sia il vero povero. O meglio, ambedue sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere. Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa.

Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro.

Il povero può entrare in casa, una volta che dalla casa si è compreso che l’aiuto è la condivisione. Diventano quanto mai espressive in questo contesto le parole che Papa Francesco scrive nel Messaggio: “Benedette le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio”.

Don Ettore Dubini