Oggi #DanteDì: #IoLeggoDante

Si celebra oggi – 25 marzo – il primo DanteDì

Vi invito ad ascoltare tramite questo bel video YouTube la lettura del Canto XXVI dell’Inferno:

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: «Quando

mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ‘l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.

Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’ Ercule segnò li suoi riguardi

acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’ io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo,

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,

infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».

(Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI)

Piazza Divina Commedia: salotto urbano da valorizzare

Una delle piazze potenzialmente più promettenti della nostra città è quella annessa al complesso della biblioteca Tilane. Purtroppo, però, Piazza Divina Commedia è uno spazio rimasto parzialmente incompiuto (il lato condomini mette tristezza con tanti spazi commerciali rimasti vuoti da oltre dieci anni…).

Molti cittadini lamentano lo stato di abbandono e trascuratezza di quest’area porticata: pavimentazione sconnessa, griglie danneggiate, aspetto piuttosto trasandato, ecc…

Nei mesi scorsi l’Amministrazione Comunale ha piantumato nell’aiuola centrale un oleandro. Un piccolo segno di ripresa…

Prossimamente sarà eseguito dall’Ufficio Tecnico un sopralluogo di verifica con l’impresa Coges (appalto Global Service) per programmare la sistemazione delle criticità della pavimentazione.

Non sarà un restyling completo della piazza, ma un primo passo per migliorare la situazione… Anche in vista del DanteDì (25 marzo), istituito recentemente dal Governo in preparazione al 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.

Una ricorrenza di rilievo che ci stimola a valorizzare questa piazza padernese.