Cambiare le città per cambiare l’Italia

Lunedì 29 ottobre a Milano Legambiente presenta Ecosistema Urbano, il rapporto annuale sulle performance ambientali delle città. Lo studio, costruito in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, verrà introdotto nel corso del convegno “Cambiare le città per cambiare l’italia”.

Qui il programma dell’evento

Segreteria organizzativa: 06. 86288312
ecosistemaurbano@legambiente.it

Da dove si riparte?

Da dove si comincia, amici, a ricostruire? / Queste macerie lasciano sgomenti. / Salvini non è che la maschera epifanica / di tanta cattiveria diffusa / che un tempo sguazzava nel limo profondo / e quando usciva alla luce / veniva additata, riconosciuta, respinta, / ora invece ha l’ardire di riscrivere impunemente / galateo e comandamenti. / Da dove si ricomincia, / ora che lo sguardo di troppi è malato / e le forze per reagire / mancano? / Forse dalle grotte, / dagli eremi, / dai banchi di scuola, / dalle cantine nascoste, / dal pensiero vigile fino a notte fonda… / Forse occorre lasciar riposare la terra / come usava un tempo / e avere la pazienza dei sassi / e aspettare / che venga migliore stagione. / O, al contrario, bisogna dannarsi / e bussare a tutte le porte / e chiedere aiuto / e risvegliare gli animi dei timidi / e dei silenti / e tentare insieme / per l’ultima volta / di fondare una città / in cui si provi a vivere da uomini / cioè da fratelli / e sorelle, / città senza l’imperio del cemento / senza interessi di pochi a dettar legge, / città senza confini / che non siano varchi / e ponti e cerniere… / Io credo che sia possibile / evitare l’esito, che oggi sembra scontato, / di questo male / che abbrutisce. / Italia, è ora di tornare ai valori / che ti hanno resa grande / nella cultura, nell’arte, nella generosità, / nella finezza del pensiero e dei sentimenti, / nella fede – umana o divina – che apre / a orizzonti di bellezza / e fraternità / e genio. / Da dove si riparte, compagni?

Tempo di fusi e frattaglie

Come definire il tempo che stiamo vivendo? Qual è il tratto fondamentale che caratterizza il vissuto di tanti oggi?

Gioco con le parole nella ricerca di un denominatore comune.

È il tempo degli arresi, degli individui, delle monadi a sé stanti…

Siamo sempre di corsa, tempo non ne abbiamo; ci accontentiamo di qualche soddisfazione nel frattempo fuggente.

Fatichiamo a trovare un senso a ciò che ci accade. Ci basta trovare gusto in qualcosa. Un frammento che, una volta sorbito, lascerà il posto ad altro e poi ad altro ancora.

Le giornate scivolano via veloci senza lasciarci la possibilità di comprendere che la vita non è fatta per viver come bruti.

Potrà mai una simile poltiglia sociale generare una città come accadeva nel Medioevo, quando pulsioni, intelligenze e sudori prendevano forma sociale, giorno dopo giorno, intorno alla Cattedrale, al Palazzo del Comune, al mercato… in un reticolo di vie e viuzze organizzate in un sistema vivente?

Il bene della città

Ambrogio Lorenzetti, «Allegoria del buon governo» (1338-39), Palazzo Pubblico, Siena

Tutti in politica si propongono ufficialmente di occuparsi del bene comune.

In realtà, a ben guardare… accanto a questo fine primario e indiscutibile… alcuni pongono altri obiettivi – legittimi, sia chiaro! – di tutela di alcuni interessi specifici o di categoria.

In fondo, la politica esiste per questo: dare rappresentanza ai legittimi interessi di parte e  trovare soluzioni ai problemi attraverso l’arte della mediazione e del confronto democratico, facendo valere il peso dei voti ottenuti (chi ne ha di più conta di più).

Così può succedere che gli interessi legittimi di una categoria abbiano, per concomitanze congiunturali,  un peso specifico maggiore rispetto alle ragioni del bene comune della città; e questo, tanto enfatizzato nelle finalità generali dell’agire politico, passi di fatto in secondo piano.