Verso il voto: soliloquio politico, 2

Le elezioni del 4 marzo si avvicinano: si rende necessario un discernimento che porti ad una decisione ponderata e consapevole.

A questo proposito ho trovato interessante l’editoriale del gesuita Giacomo Costa su Aggiornamenti Sociali: Politiche 2018: piccola guida per elettori confusi.

Come ho già detto, il primo punto fermo è per me #VotareSiDeve.

Come scrive padre Costa,

“l’astensione è una opzione da non ridicolizzare né demonizzare, e non è sempre sinonimo di rinuncia e disimpegno, ma oggi va riconosciuta come una opzione insostenibile, specialmente nel lungo periodo”.

Un secondo punto fermo per me è #VotareDestraNo.

Non lo dico pregiudizialmente, ma dopo aver verificato negli anni l’incompatibilità tra la mia personale visione del mondo e l’orizzonte di senso proposto dalle destre.

Naturalmente qui il discorso si fa necessariamente generico perché le posizioni sono evidentemente differenziate (ce ne sono alcune per me assolutamente antitetiche, inconciliabili con le mie convinzioni; altre invece, più moderate, che non mi sento di condividere ma a cui riconosco elementi di pertinenza).

Dovendo semplificare il ragionamento, dico che votare Matteo Salvini è per me irragionevole. So che nella Lega ci sono persone con cui è possibile un ragionamento ed un sincero confronto, ma la linea proposta da Salvini (che tanta audience porta con sé) a mio parere è inaccettabile. Mi è impossibile trovarmi d’accordo, sia nei contenuti che nei toni che giudico grevi, volgari e rischiosi.

Anche Forza Italia è lontana dal mio modo di vedere il mondo. Berlusconi è un campione quanto a leadership, anche se gli addebito un limite di non piccola entità: in tutti questi anni non ha saputo/voluto far crescere una classe dirigente che possa nel tempo sostituirlo e proseguire il cammino. Per un politico si tratta di un difetto grave.

No comment su Casapound e altre formazioni estremiste, che mi fanno sinceramente paura.

Insomma, #VotareDestraNo!

La nazionale di Ventura desolante immagine di una politica sciagura

La partita della nazionale di calcio contro la Svezia si è da poco conclusa 1-0. Gli azzurri non sono riusciti a farsi valere e ora l’Italia rischia di restare fuori dai Mondiali. Pare incredibile, ma è proprio così.

Stesso tristissimo spettacolo è offerto dalla politica nazionale, che è giunta a livelli sconfortanti. Sono stanco di assistere all’autodistruzione dell’area di centrosinistra che ogni giorno ci riserva una sorpresa agra senza mai riuscire a darci prospettive credibili. Non mi piace Grillo, Casaleggio, né tanto meno Di Maio. Mi colpisce non poco il ritorno di Berlusconi in un centrodestra che al momento è molto forte dal punto di vista elettorale, ma è tuttavia privo di una visione in grado di dare al Paese un futuro di qualità.

I calciatori di Ventura incapaci di vincere e di convincere e i figuranti della politica nazionale si richiamano a vicenda in un quadro che induce molti a distogliere lo sguardo.

Avverto il desiderio di buon gioco, di campioni veri, di leader che siano capaci di fare squadra e di far crescere i loro partiti e la nostra Italia.

Forse, però, il tempo che viviamo richiede di non guardare troppo al livello nazionale e di lavorare piuttosto con generosità e dedizione nel campo locale.

Mi auguro che la nostra città diventi laboratorio e incubatore civico di novità. Che nuovi cittadini trovino il coraggio di coinvolgersi attivamente nella politica locale per dare più forza alla voglia di cambiamento e di bellezza!

Possiamo fare meglio di Ventura; meglio di Renzi, di Grillo e di CasaPound…