Pochi, troppo pochi

A Paderno Dugnano quanti sono quelli che prendono le decisioni importanti per la vita di tutti? Pochi, troppo pochi.

Il giro dei notabili e delle “persone che contano” in una città di 47mila abitanti come la nostra è troppo ristretto.

Così non va.

Contro gli interessi di pochi che gestiscono il territorio e lo sviluppo della città a propria discrezione serve urgentemente partecipazione, condivisione delle scelte, ascolto vero dei cittadini.

Don Luca parroco e le elezioni: cercare prima di tutto il bene comune

Don Luca Andreini, parroco della Comunità pastorale Beato Paolo VI (Dugnano – Incirano – Calderara), propone questa breve riflessione in vista del voto di domenica 4 marzo:

“Si ricordino perciò tutti i cittadini del diritto, che è anche dovere, di usare del proprio libero voto per la promozione del bene comune”. Così troviamo scritto nel documento Gaudium et spes, del Concilio Vaticano II (n.75).

Domenica prossima saremo chiamati ad esercitare questo nostro diritto, che è anche un dovere. Ciascun cittadino esprimerà la sua scelta in base alle proprie convinzioni e al giudizio della sua coscienza, valutando quanto ha ascoltato e visto. Le analisi, le promesse e le ricette su cui esprimere il nostro giudizio e la nostra fiducia certo non mancano.

Ciò che invece mi sembra mancare è quella che viene definita la “promozione del bene comune”.

Certo, il concetto di bene comune appare oggi molto “stravagante”, perché richiede lo sforzo di non pensare soltanto alla soluzione dei singoli problemi (i propri), ma anche di immaginare e costruire le condizioni della vita sociale perché tutti (singoli, famiglie, gruppi) possano realizzare il proprio bene. (cf GS, 25)

Il concetto stesso di bene comune va oltre la difesa degli interessi particolari. Richiede poi uno sguardo lungo e profondo sul progetto di società e sul bene da ricercare. Motivi che, forse, lo rendono tema poco “elettorale”.

E però lo rendono anche il più concreto e necessario dei temi: perché si possono risolvere tanti problemi, attuare tante buone leggi, difendere tante giuste rivendicazioni, ma questo sarà inefficace se dovesse mancare una società viva e unita, se l’economia diventasse sempre più ingiusta, se le condizioni di vita fossero impraticabili. Sarebbe come riparare un guasto in un impianto, e dover poi assistere al crollo della casa stessa.

Per questo continuerò a cercare – tra le proposte e le promesse – qualche “luce” che possa contribuire alla promozione del bene comune.

don Luca parroco

Al quasi santo Paolo VI chiedo il miracolo di una politica per l’uomo

Ho visto Paolo VI di persona in Sala Nervi il 20 maggio 1978 (facevo la quinta elementare e partecipavo all’incontro dell’ACR con il papa). Erano passati pochi giorni da quella famosa preghiera per Aldo Moro

Quella è stata la mia prima udienza papale: me la ricordo come fosse oggi.

E ricordo anche l’impressione che ebbi, qualche mese dopo, per la morte del papa…

Ora che Paolo VI si avvia ad essere proclamato santo (per conoscere i dettagli vedi Avvenire) mi permetto di formulare una preghiera che so per certo essere gradita al papa della mia infanzia:

Beatissimo Padre
(come ti chiamavano in vita),
guarda all’Italia di oggi che si prepara al voto
in un clima confuso e violento,
che suscita preoccupazione.

Ispira pensieri di giustizia e di pace,
aiutaci a vivere la politica come “la forma più alta della carità”
e allontana da noi le false soluzioni
dettate dall’egoismo, dall’insensibilità e dalla paura
.

I molti e complessi problemi del nostro tempo
richiedono discernimento,
sapienza evangelica e coraggio
per denunciare ‘la grande mascherata del male’

e perseguire umilmente il bene.

Suscita persone integre
che si impegnino in politica
per la costruzione di una società giusta
nella quale ogni uomo venga riconosciuto e rispettato
“in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità”.

Ripetici ancora ciò che dicesti il 4 ottobre 1965,
a New York, davanti all’ONU:
“Una parola ancora, Signori, un’ultima parola:
questo edificio, che state costruendo,
si regge non già solo su basi materiali e terrene:
sarebbe un edificio costruito sulla sabbia;
ma esso si regge, innanzitutto, sopra le nostre coscienze.
È venuto il momento della ‘metanoia’,
della trasformazione personale,
del rinnovamento interiore.
Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo;
in maniera nuova la convivenza dell’umanità,

in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo…”.

Il bene della città

Ambrogio Lorenzetti, «Allegoria del buon governo» (1338-39), Palazzo Pubblico, Siena

Tutti in politica si propongono ufficialmente di occuparsi del bene comune.

In realtà, a ben guardare… accanto a questo fine primario e indiscutibile… alcuni pongono altri obiettivi – legittimi, sia chiaro! – di tutela di alcuni interessi specifici o di categoria.

In fondo, la politica esiste per questo: dare rappresentanza ai legittimi interessi di parte e  trovare soluzioni ai problemi attraverso l’arte della mediazione e del confronto democratico, facendo valere il peso dei voti ottenuti (chi ne ha di più conta di più).

Così può succedere che gli interessi legittimi di una categoria abbiano, per concomitanze congiunturali,  un peso specifico maggiore rispetto alle ragioni del bene comune della città; e questo, tanto enfatizzato nelle finalità generali dell’agire politico, passi di fatto in secondo piano.