Ultimo giorno di campagna elettorale

Ieri sera comizio in Piazza della Meridiana (di cui riporto il video).

E oggi ultimo venerdì prima del turno di ballottaggio: a mezzanotte scatterà infatti il silenzio elettorale e domenica dalle ore 7 alle 23) i cittadini di Paderno Dugnano sceglieranno il Sindaco.

In queste ore gli incerti decideranno da che parte stare.

E’ un momento molto importante, perché da questa scelta dipendono i prossimi cinque anni della vita della nostra città.

Non credo nella personalizzazione della politica: Casati e Bogani sono solo i volti di due squadre che si propongono per governare. Bisogna guardare oltre la schiuma della campagna elettorale per concentrarsi sui contenuti.

Basta lamentarsi su Facebook: vota Casati per rilanciare Paderno Dugnano.

Basta lamentele su Facebook! Se vuoi cambiare, domenica 9 giugno vota Casati

Smettete di lamentarvi postando foto e commenti nei gruppi Facebook di Paderno Dugnano!

Se avete voglia di cambiare le cose, domenica 9 giugno è il momento opportuno: dovete andare a votare e tracciare un segno sul nome di EZIO CASATI.
Io lo sostengo e, in caso di vittoria, posso assicurarvi che i temi della mia campagna elettorale troveranno spazio di attuazione.

La scelta alternativa è mantenere lo status quo.

Votare Bogani vuol dire, infatti, approvare come è stata amministrata la città negli ultimi 10 anni.

Votiamo Casati!

Casati-Bogani: la partita è apertissima

Possiamo farcela.

Domenica 9 giugno il duello tra Casati e Bogani non ha un esito scontato e prevedibile.

I risultati del primo turno, nella lettura di Gianni Rubagotti, mostrano una situazione di sostanziale parità che potrà risolversi in un senso o nell’altro:

Prendiamo i numeri approssimati: 23% Casati, 14,50% Giuranna, 10% Arosio fa 47,50%, una percentuale simile se non superiore a quella del primo turno del sindaco ora uscente 5 anni fa quando è stato rieletto. Ghioni e Bogani fanno poco di più, il 51% circa, per cui uniti in teoria vincono loro. Ma ci sono 2 variabili che possono cambiare le cose: 1,5% di voti di estrema sinistra che devono scegliere fra il centrosinistra e un salviniano e il fatto non solo che al secondo turno di solito si va a votare di meno ma che al primo turno la partecipazione al voto era rafforzata dal voto per le Europee. Con percentuali così vicine, se un po’ di elettorato salviniano sta a casa perché il candidato locale non ha la presa del ministro, la partita è aperta. Ecco perché i numeri del primo turno sono un buon segnale.

Gianni Rubagotti