Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore

In genere diffido delle citazioni che si leggono sul web perché spesso non sono corrette (servirebbe una fonte, un riferimento bibliografico preciso).

Oggi però – forse anche a causa di questa reclusione forzata – mi lascio andare e condivido con voi una frase attribuita a Claude Monet: “Je dois peut-être aux fleurs d’être devenu un peintre.”

Sento la primavera che arriva.

Credo che il bello che sta intorno a noi possa lasciare un segno profondo nella nostra vita.

La bellezza salverà il mondo“. Questa citazione è sicura 🙂

Dostoevskij.

CAI di Paderno Dugnano: bellissimo ricordo di Flavio Mariani

Vi invito a guardare sul sito locale del CAI la galleria di immagini in movimento che ci restituiscono la vivacità e la simpatia di Flavio Mariani, un amico che ci ha lasciato troppo presto…

Ciao Flavio ,

è difficile lasciarsi così senza un perché…

Ci piace pensare che sarai sempre un passo avanti a noi sulle nostre amate montagne, con tutta la gioia di vivere che hai messo in ogni cosa che hai fatto.

E ogni volta che raggiungeremo una cima, sarà come abbracciarci ancora una volta.

Grazie per la strada che abbiamo percorso insieme. Il tuo sorriso e la tua vitalità continueranno a camminare sulle nostre gambe e ci daranno la forza per proseguire il cammino.

Ti ricorderemo per sempre. Ci manchi.

Amici e amiche Cai Paderno Dugnano MI

Lascia il tuo ricordo di Flavio nel libro del CAI cliccando su questo link.

Mora: pensiamo all’oggi e al dopo… Come siamo arrivati a questo punto?

Ricevo da Stefano Mora, medico padernese in servizio all’ospedale San Raffaele, il seguente contributo che ritengo utile per una riflessione più ampia:

Caro Giovanni,
spero tu stia bene. Prima di tutto un ringraziamento per le informazioni che continui a dare ed al lavoro tuo, della Giunta, e di tutti i vostri collaboratori.
Stamattina mi è capitato di leggere questo articolo, comparso su il Manifesto, tradotto dallo spagnolo da un’altro giornale: Covid-19, non torniamo alla normalità. La normalità è il problema. Credo spieghi molto bene il punto di vista di chi, come me, sta vivendo un periodo di ripensamento, non solo sulla quotidianità dell’emergenza, ma sul dopo.
Come siamo arrivati a questo punto? Perché? Il mondo centrato sul feticcio del denaro e del guadagno facile, in altre parole (forse un po’ retro, ma sempre efficaci) il capitalismo. Ma quello che dobbiamo cambiare, sostituire, abbandonare, non è il capitalismo in sé, ma il capitalismo in me. Siamo talmente permeati da questa idea, che non vediamo alternative. Ma è proprio questo nostro modo di pensare, così pervasivo, che ci ha condotto a questo punto. Non voglio tornare indietro. Non mi manca la normalità da cui siamo partiti.
Un abbraccio.

Stefano

Don Mauro e don Nazzareno (Dugnano): "In questi giorni che cosa stiamo cercando?"

Dal sito della Comunità pastorale S. Paolo VI (Calderara, Dugnano e Incirano) riprendo la riflessione del parroco don Mauro Barlassina e di don Nazzareno su questi giorni difficili :

Cosa mi dice questo tempo?

Cari amici,

la situazione è pesante. Pesante per il clima che abbiamo sotto gli occhi; pesante per le confidenze ascoltate; per i numeri di contagiati, di ricoverati, di morti che ci vengono ripetuti continuamente da tante parti. È pesante sentire che tanti preti come me soffrono , sono colpiti dal virus, muoiono.

È come uno di famiglia che si ammala, a cui puoi solo rivolgere un pensiero, di cui porti nel cuore uno o più ricordi; e anche se non lo conosci è per te un fratello più grande che come te ha ascoltato un giorno la voce del Signore e ha capito che è bello mettere la propria vita nelle Sue mani.

La vita… che cos’è la vita?

È un tempo che ci è dato, gratuito e limitato nello stesso tempo; di cui siamo responsabili; di cui non conosciamo l’inizio, che ci è dato come un dono e di cui non conosciamo la fine.

Questo tempo mi dice questo: che non serve “contare” nella vita: non contare i giorni, gli anni, i tempi; non serve contare per sentirsi grandi, importanti, superiori, migliori rispetto agli altri.

Che cosa conta allora nella vita?

Conta il giorno che stai vivendo; ogni giorno che ti è dato e che non va sciupato, svenduto, schiavizzato. Mi ripeto ogni mattino un inciso della Lettera agli Ebrei: “Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre!” (Eb. 13,8).

È una grande consolazione: la mia vita, di ieri, quella che vivo oggi e quella che sarà, per sempre, è segnata dalla Sua presenza: Lui è lo stesso. Signore che ama e che consola, che protegge e – la Quaresima ce lo dice – dona la vita per noi.

Non vale la pena per un cristiano contare i giorni: ogni giorno è abitato dalla sua presenza; ogni giorno è segnato dal suo amore.

Forse è per questo che trovo riduttivo gridare sguaiati e battere a vuoto le mani dai balconi di casa in questi giorni. È più coraggioso fermarsi e pensare, leggere questo periodo e dire ai nostri piccoli che la vita è bella; ai nostri giovani che bisogna puntare in alto; al proprio coniuge che è l’amore ciò che va sempre privilegiato; ai nostri vecchi che siamo loro grati di averli accanto come esempi di forza e stimolo a mettercela tutta.

Questo tempo mi dice di non perderlo: anche se faticoso ha tanto da insegnarmi. Anche a te.

don Nazzareno

Inizia la primavera, ma nei cuori è inverno

Da oggi – equinozio astronomico – è primavera, ma il tempo interiore che stiamo vivendo è cupo. Andiamo verso un incremento dei contagi e delle morti, con conseguenti preoccupazioni, ansie, timori, incertezze…

38 casi oggi a Paderno Dugnano, mentre il telegiornale ci informa che la Protezione Civile manderà 300 medici in Lombardia…

Rispettiamo le regole, custodiamoci a vicenda con l’affetto e l’amicizia. Anche con la preghiera per chi è credente.

Non cediamo a comportamenti isterici. Serve pazienza, determinazione.

Fiato lungo.

Giorno bisesto

Sostituendo i cicli della natura con quelli della tecnologia, i tempi astronomici con quelli elettronici, ci siamo liberati dalle stagioni dei nostri padri ma non dalle loro superstizioni. Semplicemente abbiamo tradotto le antiche credenze popolari in inquietudini postmoderne. E nonostante il tempo non ci basti mai, non siamo contenti di avere in agenda quella pagina in più. Fosse almeno festivo, il giorno bisesto sarebbe meno indigesto. 

È di nuovo 29 febbraio, il 2020 è bisestile: la leggenda nera del “sesto bis” (Repubblica.it)

Quest’anno il 29 febbraio è sabato: meno male…

Ritrovare il profumo del pane

Siamo ormai troppo abituati al pane industriale e il prestinaio di una volta è sempre meno presente in città.

Dal Piemonte riprendo un’idea che mi affascina…

GreenMe (25 febbraio): Rinascono i forni pubblici di Cuneo e dintorni dove ognuno può cuocere il proprio pane

Una bella esperienza arriva anche dalla Puglia.

Repubblica (13 luglio 2017): Puglia: il forno comunitario è come una piazza, lo può usare ogni famiglia

I nostri valori

Il sovranismo non può rappresentare la difesa dei “nostri valori” tradizionali. Può certamente essere espressione di un disagio diffuso, di una reattività sociale e in certo senso culturale, ma non può aspirare a nulla di più.

I “nostri valori” sono altro rispetto all’egoismo becero.

Il primo valore che vogliamo difendere è il rispetto (dal latino respicio: vedo, mi accorgo di te, ti riconosco… Unicuique suum: riconoscere a ciascuno il suo).

I nostri valori affondano le radici nel pensiero greco, nel diritto romano, nell’incontro fecondo con la tradizione ebraico-cristiana, negli sviluppi del pensiero critico della modernità fino alla sintesi novecentesca della nostra Costituzione…

Come può il sovranismo – grezzo e brutale (anche se talora travestito da gentiluomo) – recitare la parte dell’avvocato difensore dei “nostri valori”?