Liliana Segre: il legame con Paderno Dugnano

La famiglia Pozzi di Paderno Dugnano ha rappresentato per la sen. Liliana Segre una difesa coraggiosa ed eroica. Purtroppo però non è stata sufficiente a salvarla dalla deportazione.

Liliana Segre oggi ha voluto ricordare le famiglie che hanno aperto per lei la porta della loro casa per nasconderla alcuni mesi, anche se non sono riusciti a salvarla dal campo di sterminio: la famiglia Pozzi di Paderno Dugnano e la famiglia Civelli sfollata a Castellanza. “Hanno rischiato la fucilazione per nascondermi – ha detto – perché anche se avevo 13 anni per il Reich ero un nemico pubblico”.

Repubblica (6 ottobre 2019): Liliana Segre inaugura il nuovo Giardino dei Giusti a Milano: “Eroi umili, un dono per tutta l’umanità”

Video di Liliana Segre all’inaugurazione del Giardino dei Giusti a Milano: servizio di Studio Aperto

Alla luce di questo episodio propongo di ricordare nel modo più alto possibile il legame di Liliana Segre con la nostra città.

Don Ettore: “Prima gli italiani? Basta con questi slogan”

Don Ettore Dubini ha scritto così:

L’Editoriale di Don Ettore del 29 settembre 2019

Ho ricevuto in settimana una telefonata da una signora erbese, che non si è presentata, dal tono molto risentito e accusatorio nei miei confronti in merito al dramma di solitudine accaduto nella palazzina di via Vincenzo Monti con la morte della mamma anziana e del figlio trovati su segnalazione dei vicini, dopo settimane dal decesso. L’accusa che mi veniva rivolta riguarda, secondo la signora al telefono, di dedicare attenzione esagerata agli immigrati e di trascurare gli italiani con tutto un elenco di quello che io farei per gli stranieri dedicando poca attenzione alle situazioni di povertà delle persone fragili italiane. Il mantra ossessivo ripetutamente era lo slogan noto a tutti e di origine ben identificabile: “prima gli italiani, prima gli italiani, prima gli italiani…”. Quando una persona mi richiama ai miei doveri di prete e di responsabile della Caritas la trovo come una grazia perché mi aiuta a fare bene il bene. Ma non posso accettare che si strumentalizzi una tragedia, quale la morte delle due persone, per sostenere una visione della vita e della società che contrappone poveri contro poveri. Sono poveri gli uni e sono poveri gli altri, e per me i poveri non hanno una graduatoria per cui prima… gli uni e poi gli altri. Fa molto male quando non si ha il rispetto per una tragedia che potremmo certo definire di solitudine, ma che non per questo deve essere strumentalizzata senza ritegno alcuno ai fini che non sono quelli di condividere i drammi ma polemizzare. A che pro? Mi auguro solo che la signora in questione, a pensare bene, abbia voluto esternate un sentimento di rabbia di fronte alle ingiustizie, ma se così non fosse mi chiedo a cosa serve polemizzare. Esistono diverse povertà e come Caritas cerchiamo di dedicare risorse e attenzioni sia alle une che alle altre. Basta con questi slogan: “prima gli italiani……

Fac bonum

Mi colpisce su Repubblica di oggi un pensiero (apparentemente semplice) della filosofa ungherese Agnes Heller, che è morta nei giorni scorsi.

Ritengo che questo tema sia di grande importanza soprattutto oggi: perché fare il bene e non il male? perché fare il bene quando non è vantaggioso per me, mentre il male offre opportunità e guadagni? e poi: che male c’è nel fare questo e quello? Eccetera…

Sono domande da prendere sul serio e a cui tentare di dare risposta.

Oggi c’è bisogno di riscoprire la riflessione e l’educazione morale, pur nella diversità dei sistemi etici di riferimento.

Morale, non moralismo.

Claus e Adolf, 75 anni fa

Giusto pensare alla luna nel 50° anniversario dell’impresa spaziale.

Voglio però ricordare anche l’operazione Valchiria (purtroppo fallita) 75 anni fa.

Avvenire (20 luglio): La carneficina di Hitler dopo il fallito attentato di von Stauffenberg

Per non cadere in un approccio acritico (che piace alla destra contemporanea) invito a leggere il commento di Rusconi su La Stampa di oggi: Il 20 luglio di von Stauffenberg

Don Luca Andreini: “Voglio lodare i cristiani che si impegnano in politica”

Sul bollettino della Comunità pastorale San Paolo VI (Calderara, Dugnano e Incirano) questa settimana si può leggere questa riflessione del parroco, Don Luca Andreini:

Voglio lodare i cristiani che si impegnano in politica.  Tutti coloro che si impegnano con onestà sono da lodare (cristiani e non cristiani), ma vorrei avere una particolare attenzione  per le sorelle e i fratelli che si rendono disponibili – anche nella nostra città –  in questo tempo in cui si dice che i credenti siano timidi e un po’ disimpegnati.
Li voglio ringraziare, perché vedo le loro buone disposizioni di intelligenza e di cuore e perché mi pare che la loro fede non sia estranea a questa scelta di impegno, ma li spinga a prendersi cura degli altri.
Li voglio anche incoraggiare perché questo servizio è una vera forma di carità. Però è una carità “esigente”, non facile (come scrisse S. Paolo VI), che chiede fortezza d’animo, che esige rigore morale, che porta al sacrificio della dedizione. Solo così si può sfuggire alla seduzione del potere e alla tentazione dello scoraggiamento.
Li voglio anche accompagnare. Vorrei farlo con tutta la nostra comunità. Per dire che li seguiamo con stima perché abbiamo una considerazione alta dell’impegno politico quando è vissuto come servizio.  Per condividere con loro il desiderio di aiutare questa umanità e questa città. Per fare sentire loro la sincerità della nostra preghiera. Anche per assicurarli che li avvertiremo, fraternamente e francamente, quando li vedremo tentati di sfuggire le esigenze del Vangelo.
Voglio lodare i cristiani che si impegnano in politica; quella vera.  
Anche così, infatti,  la Chiesa è fedele al Signore.

don Luca