Smascherare il male travestito da difensore del cristianesimo

In men che non si dica con difensori delle tradizioni cristiane del calibro di Salvini ci troveremo in una società perdutamente anticristiana.

Le parole di Matteo Salvini sono spesso offensive e sprezzanti nei confronti della logica evangelica. La responsabilità è di chi tace (o parla sottovoce) di fronte all’abuso e allo stravolgimento della fede cristiana.

Nella Bibbia c’è un comandamento poco conosciuto, eppure decisivo, che ci richiama al dovere di rispettare e accogliere lo straniero.

Dal sito della Caritas di Vicenza riprendo due schede sintetiche:

 

Posa del mosaico di Rupnik al Villaggio Ambrosiano

Padre Marko Rupnik

Riprendo la notizia diffusa dalla Cooperativa Emmaus:

15 Giugno ore 20:45 – Posa dell’Icona della Sacra Famiglia presso la chiesa Sacra Famiglia – Villaggio Ambrosiano – Paderno Dugnano

Invito a tutti

Vi abbiamo informato, in precedenza, della collocazione presso la Parrocchia della Sacra Famiglia del Villaggio Ambrosiano del Mosaico realizzato da Padre Marko Rupnik per la nostra Cooperativa. L’opera, che raffigura proprio l’immagine della Santa Famiglia, è davvero meravigliosa e i commenti unanimi di coloro che l’hanno vista sono di grande soddisfazione. La bella immagine, i colori e la brillantezza dei tasselli invitano alla contemplazione e alla preghiera. L’opera è stata già benedetta dal parroco Don Paolo in presenza della comunità e il 15 giugno alle 20.45 verrà dedicato alla presentazione del mosaico stesso dalla Dott.ssa Maria Grazia Radaelli che, insieme al marito (iconografo e mosaicista) collabora da anni con il centro Aletti diretto da Padre Marko. Al termine seguirà anche un momento di meditazione.

#Salvini e i suoi fan: giurare sul vangelo per calpestare il vangelo

Quelli che hanno battuto le mani a Salvini che ha giurato sul vangelo agitando la corona del rosario in Piazza Duomo… sono gli stessi che hanno reagito in modo seccato e irrispettoso al tweet del Cardinale Ravasi?

E’ un bene che il vangelo torni a fare scandalo e a suscitare reazioni piccate e addirittura violente…

Così diventa più facile riconoscere chi pone i propri passi nella sequela Christi e chi invece pensa di poter usare il vangelo per un progetto di società fortemente antievangelico.

Vedi anche risposta di Salvini al Card. Ravasi.

Lettera ai parroci a proposito dei cosiddetti “ultracattolici”

Un amico di vecchia data, Carlo Maccanti, ha scritto questa lettera ai parroci che condivido pienamente. Affronta una questione a mio avviso fondamentale, che non si può eludere all’interno delle comunità cristiane.

LETTERA AI PARROCI

In questi giorni ricorre spesso, sui giornali e in TV, il termine “ultracattolico”. L’uso di tale termine suscita due considerazioni.
Primo: se “cattolico” in greco significa “universale”, associargli il rafforzativo “ultra” è perlomeno ridondante. “Universale” non prevede superlativi, non può esserci un “di più”. La stessa Parola di Dio è “semplicemente” universale, ed è già sufficiente.
Secondo: il concetto di “universale” per sua natura, non è associabile ai mondi semantici della “discriminazione” della “segregazione”, della “separazione”. In greco, il prefisso della Separazione e della Divisione è “dia” che, guarda caso, è anche il prefisso di “diavolo”.
Perché mi rivolgo a voi, pastori e fratelli? Perché di questi sedicenti “ultracattolici” sono ancora piene le nostre assemblee liturgiche; un popolo di Dio che coniuga Comunione (domenicale) e discriminazione (settimanale). Un popolo capace di segnare a dito, emarginare e allontanare il “diverso”, spesso con esternazioni esplicite sul web.
E su questo fenomeno sarebbe così necessario ascoltare una parola di Verità dai vostri amboni, mentre, troppo spesso, si lasciano invece questi “ultras” in balia delle loro convinzioni e delle loro avversioni, si preferisce “non inquietare le coscienze”, si affidano loro i bambini del catechismo, preoccupandosi che sappiano distinguere una patena da una pisside, e una casula da una pianeta.
C’è bisogno di una vostra parola, per ricordare a tutti che solo insieme ci salveremo, che c’è Chiesa solo dove c’è “Popolo di convocati” senza prevenzioni, senza rifiuto.
E anche quando il “diverso” fosse manifestamente peccatore, ricordare a tutti – “ultras” e non – che Gesù Cristo è venuto proprio per i peccatori, per i quali mai ha avuto parole di condanna, mentre ne ebbe decisamente per i Farisei ipocriti.

Carlo Maccanti

Che cosa possiamo imparare dalla visita di Papa Francesco al Consiglio Ecumenico delle Chiese

Il 21 giugno il Papa andrà a Ginevra.

La Civiltà Cattolica pubblica “in chiaro” una lunga intervista del direttore padre Antonio Spadaro con il pastore Martin Robra sul significato della visita di Papa Francesco al World Council of Churches (WCC):

PAPA FRANCESCO AL «CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE»

Per la sua rilevanza, l’intervista di padre Spadaro al pastore Robra viene pubblicata in contemporanea anche dal sito ufficiale del CEC in inglese, tedesco e italiano.

 

Grazie, Alparone

Grazie, Sindaco Alparone (che da domani non sarà più Sindaco in quanto il Consiglio Comunale lo dichiarerà definitivamente decaduto in quanto eletto in Consiglio Regionale)!

Grazie per la Delibera di Giunta N.227 del 22 dicembre 2016!!!

Quel cambio di destinazione d’uso “da deposito ad abitazione” è stato un vero regalo per la Parrocchia S.Maria Nascente, che ad oggi fatica a raccogliere i soldi per acquistare l’area.

Di seguito riporto l’avviso che si legge sul Passaparola (informatore della Comunità pastorale) di questa settimana.

L’Italia che cambia si vede anche dal calo dei missionari

Come sia cambiata l’Italia negli ultimi anni lo si può comprendere anche attraverso la lettura di questo dato che fotografa l’impegno missionario della Chiesa italiana.

Avvenire ha pubblicato ieri due articoli, a firma di padre Giulio Albanese (missionario e giornalista):

Leggendo questi dati mi viene da sorridere amaramente, pensando a quanti costruiscono campagne (anche elettorali) agitando bandiere e slogan in nome della difesa della tradizione italiana.

Penso a Salvini che ha recentemente brandito la corona del rosario in Piazza Duomo e vuole accreditarsi pubblicamente come defensor fidei…

Vedi precedenti post su questo blog:

Don Ettore: adolescenti e giovani in oratorio, ma per fare cosa?

Riprendo volentieri la riflessione di don Ettore Dubini, diffusa come editoriale della Cooperativa Emmaus (29 aprile 2018):

Tra poco più di un mese inizierà nelle parrocchie “l’oratorio feriale”. Numerosi giovani e adolescenti daranno il loro contributo nella animazione e organizzazione del tempo estivo dedicato ai ragazzi. Ma tutti gli anni quando si affaccia questo periodo, si impongono riflessioni che spesso non trovano risposte. Questo fiume straordinario di giovani e di adolescenti dove sono alla domenica? Perché la messa domenicale è disertata? Qui c’è in gioco qualcosa di più di una semplice rilevazione statistica: tanti in oratorio, pochi alla Messa domenicale! C’è in gioco la mancata consapevolezza da parte della comunità ecclesiale di che cosa desidera lasciare in eredità ai ragazzi e agli adolescenti che frequentano i percorsi della iniziazione cristiana (vedi Prima Comunione di domenica 6 maggio e della Cresima sabato 19 maggio). Diventa inevitabile chiedersi quale cristianesimo questi ragazzi e adolescenti hanno incontrato. Tra le iniziative educative dei nostri oratori la dimensione della festa domenicale appare la più debole per le nuove generazioni. Spesso si porta come scusa che la Messa domenicale risulta noiosa ai ragazzi, che non sono protagonisti, che hanno altri impegni che riempiono la domenica, ecc. Eppure la domenica e la messa domenicale è l’unico spazio della settimana dove la comunità si ritrova nella sua variegata composizione. Non per nulla Papa Francesco continua a dire che le società secolarizzate “hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dalla Eucaristia. Va ricuperato il senso della festa, della comunità che si ritrova, che celebra nella gioia”, senza questo legame profondo con Cristo, avremo bravissimi ragazzi e giovani, generosi e allegri, ma basterà un nulla per spazzare tutto quello che con tanta dedizione si è cercato di trasmette loro. Ancora una volta però il problema non sono i giovani, ma la comunità adulta che forse per prima ha smarrito il senso della festa, della gioia di ritrovarsi insieme, di condividere la domenica come tempo di relazioni, di manifestazione identitaria di “comunità”. Fuori da questi perimetri il nulla.