Cemento, architettura e qualità del territorio

Nei giorni scorsi ho dato evidenza a questa frase graffiante:

Basta palazzinari e cementificatori! 🏘️🏠🏬

A #PadernoDugnano il comparto edilizio deve rinunciare al guadagno facile e puntare invece all’eco-innovazione. ❤️

L’amico arch. Fabrizio Allegro ha commentato così su Facebook:

Non è che costruire fa diventare palazzinari in modo automatico (termine in voga a Roma durante il boom edilizio – mi ricordi il film del 1963 “le mani sulla città” di Rosi).
Li e’ stata la politica che ha giocato un ruolo di primo piano quale alimento della speculazione!
Giovanni Giuranna, ritroviamo il senso delle parole e della parola “aedificare” ovvero costruire, fondare, erigere, creare e ordinare, perché costruire e’ certamente edificante, ed e’ un concetto positivo, il contrario di de-costruire o di abbattere, demolire, smantellare… termini che hanno una negatività insita nella parola.
Altrimenti non avresti Firenze, gli Uffizi e tutto il resto che a te e’ sicuramente caro.
Son stato a Torino a Restructura ad ascoltare Mercalli e al di là delle previsioni (catastrofiche) dal punto di vista climatico, non ho condiviso questa idea di “ritirarsi nelle valli” per salvare il pianeta. Le valli sono incontaminate, sono risorse proprio perche’ non son state sfruttate dall’uomo… se non da persone che hanno avuto a cuore il loro territorio (penso al Trentino appunto). Oggi una migrazione collettiva porterebbe dei danni ancora più grandi, lasciando case vuote nelle città. Questo non è il modo giusto di affrontare il tema è il problema geopolitico (rischio di instabilità per le migrazioni dalle zone costiere) c’è, non è imminente, ma e’ da pianificare e anticipare.
Si può costruire, come sta facendo Mercalli, con tecniche che riducono il consumo di risorse, di suolo e di energia.
Non si rinuncia al guadagno con innovazioni sostenibili anche perché l’architettura lo è sempre stata. Quello che non è Architettura e’ diventato insostenibile.
Oggi devi per forza costruire con questi criteri, quindi non c’è più da tenere in piedi questi dualismi tra “palazzinari” e altri.
I regolamenti edilizi, le norme di settore, le leggi regionali e nazionali già ci fanno lavorare in tal senso.
L’edilizia e’ già cambiata, da anni ormai.
Buone riflessioni 🙂 (F.A.)

Grazie, Fabrizio, per gli stimoli che offri! Ben venga un nuovo stile di costruire, che sappia coniugare bellezza e funzionalità. In ogni caso, in un territorio abbondantemente costruito, come il Nord Milano, sono dell’idea che si debba ripensare l’arte edificatoria per migliorare la qualità della nostra vita.

2 pensieri su “Cemento, architettura e qualità del territorio

  1. sandro bovassi

    20-01-29 mercoledì 14:20ca
    Cemento, architettura e qualità del territorio
    “la politica che ha giocato un ruolo di primo piano”
    “problema geopolitico”
    “riducono il consumo di risorse, di suolo e di energia”
    “I regolamenti edilizi, le norme di settore, le leggi regionali e nazionali già ci fanno lavorare in tal senso”
    come non dare responsabilità alla politica, è la tutrice dell’ordine e delle regole.
    chi è cosciente del bene della comunità dovrebbe stabilire e applicare le regole conseguenti.
    questo riporta a tempi andati in cui sembrava che solo l’aumento di residenti, con i relativi balzelli a favore della struttura amministrativa, fosse la meta a cui tendere.
    critiche a posteriori, utili a pianificare le scelte a venire.
    regolamenti, norme, leggi da applicare, ma da cui partire per dare indirizzi nuovi (eventualmente più cogenti se giudicate ancora troppo permissive).
    bene della comunità implica socialità (spazi in cui incontrarsi e comunicare, dai giardinetti, ai locali, dai negozi, alle panchine…).
    alla sicurezza per le strade, alla pulizia, alla salubrità…
    alle occasioni date a chi è anziano, a chi ha tempo libero, a chi è giovane e non vede l’ora di fare, a chi ama essere tranquillo…
    a chi è contrario e vuole esprimersi (senza danneggiare altri)…
    La gestione della cosa pubblica è un bel casino, i primi a saperlo sono gli amministratori, legati da molteplici limiti. I secondi siamo noi cittadini che non possiamo che lamentarci di ciò che non funziona. Gli ultimi sono i futuri, che si ritroveranno con le discariche e i capannoni e le case vuote, oppure con un paese che non desidereranno abbandonare il prima possibile, in cui sarà bello invitare altri a venirci a trovare.
    le radici (regole), affondano nel terreno (l’esistente), si sviluppano grazie al nutrimento (attuazioni), fioriscono (nuova città), e danno frutti (nuovi giovani cittadini).
    se ci sono buoni giardinieri…
    sbr sandro

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  2. Andrea Colombo

    Ho letto l’intervento dell’ arch. Allegro e secondo me il punto di partenza di ogni valutazione dovrebbe essere che si è costruito, troppo e male, non solo a Paderno, ma anche a Paderno.
    Se non si fa questo necessario passaggio o lo si dà per scontato – come spesso purtroppo accade – qualsiasi decisione futura non sarà mai completamente migliorativa.
    I vincoli e le norme esistenti in merito all’edilizia sostenibile ed al basso impatto ambientale, per quanto utili e doverose, non giustificano l’opportunità di un nuovo edificio in una determinata zona, ma costituiscono la garanzia che l’edificio in questione rispetti determinati standard; quindi a mio avviso sono delle condizioni necessarie, ma non sufficienti. Non sufficienti a ritenere che l’edilizia, nel suo complesso, perché trattasi di un complesso di attori, abbia cambiato passo e visione.
    Mentre sento spesso parlare di consumo di suolo (a mio parere troppo sopravvalutato come concetto) non ho mai sentito parlare di consumo delle altezze (che ha un netto impatto sulla densità abitativa di un quartiere e sull’incremento della popolazione totale), di rispetto scala colori (che deve garantire un equilibrio estetico), di rapporto alberi/abitante per quartiere (cioè di prossimità, perché quello comunale è fuorviante), di adeguamento spazi cimitero di quartiere ai nuovi abitanti in entrata nel quartiere (se non puoi ingrandire il cimitero di quartiere non puoi ingrandire il quartiere, mi sembra lapalissiano, perché probabilmente hai raggiunto la capacità limite del territorio), oltre al fatto che non si è mai fatta un’accurata valutazione sull’impatto e sull’opportunità di incremento abitanti.
    Ovviamente se mi sbaglio, e questi argomenti sono all’ordine del giorno ed in cima a qualsiasi pianificazione, sono disposto a rivedere le mie riflessioni.
    Se invece non lo sono, come penso io, e non si trovano né come consapevolezza a livello di costruttore e/o committente e come responsabilità a livello politico/decisionale, la strada da percorrere è assai lunga.

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