Bovassi: politica, profezia, immaginazione

Ricevo da Sandro Bovassi questo contributo alla riflessione:

Si è sempre in ritardo
Per quel che accadde ieri
Si può essere a tempo
Quando si coglie il ritmo
Si sarà sognatori
Poi ad immaginare
Quale sarà il futuro

Di seguito mi sono divertito a ritagliare una serie di indicazioni tratte da molteplici interventi (qualcuno riconoscerà…) sulle quali potrebbe partire un confronto-incontro di riflessione.
Disegnare assieme è più bello che rifiutare perché si usano pastelli dai colori diversi.

Paderno Dugnano ha bisogno di persone/gruppi che lavorino insieme con competenza e passione per il bene di questa città.
Può nascere la convergenza di cui c’è bisogno. Una coalizione cioè che non scaturisca da geometrie politiche elaborate a tavolino, né da pretese di blasone o da opportunismi di sorta.
Restare sul piano della concretezza: chi ha voglia di lavorare insieme per un progetto di città più viva, più verde, più coesa, più sicura, più dinamica, più innovativa, più solidale, più eguale, più attrattiva… eccetera, eccetera… non deve fare altro che agire concretamente sul campo, coordinandosi con quanti operano per gli stessi obiettivi.
Risposte basate sul buon senso, sulla fattibilità, sulla concretezza. Io sono convinto che esista un’Italia che voglia il cambiamento, ma non l’avventura, che chieda soluzioni e non slogan, che cerchi esperienza, non improvvisazione.

L’espressione di un’Italia concreta, per bene, ragionevole, dell’Italia che lavora e che produce, che non vuole distruggere, ma costruire.

Rinnovarsi, aprirsi, accogliere le tante persone e i tanti mondi che sono consapevoli della necessità di una politica di questo tipo. Anzi, dev’essere il polo aggregatore intorno al quale si ritrovano coloro che vogliono coniugare innovazione e competenza, cambiamento e responsabilità.

Qualità della politica è lo specchio di una società.
Questa politica che non è capace di fare il proprio mestiere, e cioè di mediare tra le posizioni diverse in nome del bene del Paese.
Occorre tornare ad una qualità alta della mediazione politica che dipende molto dal valore dei politici di riferimento.
Far emergere in politica un nuovo modo di pensare (che metta al centro il bene comune della famiglia umana) e una nuova prassi (basata sulla mediazione e sulla ricerca di convergenze).

Crescere con un vero lavoro costituente, fatto prima di tutto di nuove idee e certamente anche di strumenti e forme differenti.

Costruire una democrazia che non si riduca a oligarchia o a plebiscito. Una democrazia che non pensa di salvarsi emarginando il dissenso e truccando le carte in nome della governabilità, ma che si salva con più democrazia, più rappresentanza, più partecipazione.

“Crediamo nella giustizia sociale la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti.”

«La lotta alla povertà e la promozione dell’inclusione devono diventare una priorità e devono essere perseguite non soltanto attraverso trasferimenti passivi ma anche attraverso servizi pubblici di elevata qualità e di occasioni formative. La controparte dell’inclusione è l’attivazione, ossia l’aspettativa/requisito che i beneficiari delle prestazioni si impegnino in attività che promettano di ricondurli a condizioni di autosufficienza economica».

Coerenza e trasparenza.

Non tollera la violenza gratuita nei confronti di nessuno.

Distinzione tra populismo e populismo, il primo votato a produrre un “cambio di civiltà” in luogo del mero “cambio di governo”, ovvero ad attivare un “un processo costituente che legittimi nuove istituzioni democratiche e riconquisti la sovranità e l’indipendenza nazionali”.

Profezia vuol dire essere capaci di indicare un orizzonte che non si esaurisca, come sempre accade, nel calcolo degli interessi immediati. Profezia non è semplicemente energia visionaria e capacità di vedere nel futuro. Profezia è soprattutto una “pratica”. «È una parola che spesso viene confusa con utopia, in realtà ha una natura molto diversa. Utopia infatti è un “non luogo”, al contrario “profezia” è una terra promessa, un qualcosa che embrionalmente già c’è».

Con molta umiltà si parte dal piccolo. «In un mondo in cui grande è meglio, le esperienze profetiche possono sembrare insignificanti». Sono spesso piccole, anche minuscole. Sono prototipi, splendidamente imperfetti e rari. Sfidano il solito modo di fare. Non si adattano facilmente alle scatole. Sono guidati da una visione audace e trasmettono energia positiva al servizio del bene comune, specialmente degli ultimi. Scoprire queste gemme è essenziale per costruire un futuro migliore.

Quindi, dato che per definizione la profezia «è bambina» (un qualcosa che già c’è ma che è soprattutto un “sarà”), ci saranno proprio i bambini e i ragazzi nel panel degli “esperti”. Diranno la loro anche sul programma, che traccerà l’idea del mondo che si vorrebbe. «Ragazzi e adulti saranno alla pari. Basta con la finzione di far spazio ai più piccoli, relegandoli negli spazi giochi. Loro sono titolari di una conoscenza che deve essere ascoltata e condivisa». Seguendo lo stesso criterio, anche i poveri non saranno solo il “tema” ma saranno voce protagonista. «Sono a tutti gli effetti degli “esperti”, perché portano un punto di vista sui problemi che nessuno altro può avere».

Qualsiasi progetto ha possibilità di successo soltanto se poggia anche su una leadership forte e carismatica. Oltre la retorica del basso, serve un frontman o frontwoman capace di veicolare i messaggi, costruire narrazioni egemoniche capace di comunicare a 360 gradi e creare empatia con chi lo ascolta. Un linguaggio semplice e pragmatico. Un volto nuovo che vada oltre i confini e che parli alla cosiddetta “maggioranza invisibile”.

Il carisma, piuttosto che una qualità personale, va pensato come la capacità di stabilire una relazione di reciprocità tra un leader e un determinato pubblico. In tal modo questa relazione si verifica quando un leader rende “dicibili” pensieri e percezioni che fino a quel momento erano rimasti al di sotto dell’asticella di ciò che è consentito esprimere. In altre parole, il leader porta a galla e rende dignitose aspirazioni a cui veniva negata legittimità sociale e permette di distruggere quel “cordone sanitario” eretto tra ciò che può essere detto e ciò che invece deve rimanere marginale.

Tutto ciò non esime dalla necessità di un lavoro capillare, di un vero e proprio artigianato sociale e culturale condotto al di fuori dei circuiti mediatici. Di fronte ad un popolo che non esiste più in quanto tale, muto e atomizzato, il primo compito è ricostruire perfino le componenti rituali, i luoghi dello “stare insieme”.

Il mutualismo sarebbe la risposta politica e sociale alla dispersione e alla frammentazione. L’antidoto alla precarietà come condizione esistenziale. Il mutuo soccorso è un progetto e uno spazio fatto di esperienze di autogestione e solidarietà. Ma non sempre bastano circoli, assemblee e servizi dal “basso”.

Non basta il lavoro sui territori, se poi non si aggredisce lo spazio mediatico e non si costruiscono nuove narrazioni. Per farlo, la figura del leader rimane un ingrediente essenziale. Lo scardinamento delle inerzie richiede infatti un investimento passionale, una mobilitazione degli affetti, un coinvolgimento che un semplice discorso razionale non è in grado di generare.

Progetto politico: si aprono circoli ed aumenta la presenza sui territori. Si battezzano anche il sito e il forum on line. La partecipazione sulla piattaforma digitale è un tassello fondamentale. L’obiettivo, oltre a quello di farsi conoscere, è riportare le persone a fare politica e, per questo, si adotta un sistema misto tra democrazia rappresentativa – dove il consiglio è l’organo supremo e stabilisce le strategie da adottare – e forme di democrazia diretta. Alcune decisioni sono prese tramite votazione on line, altre nelle riunioni per alzata di mano. Un metodo ibrido tra un partito classico e un’organizzazione di stampo più movimentistico.

18-01-04 giovedì 20:40ca

La politica è la gestione, per il bene comune, degli affari della città.
Questo si declina secondo le propensioni di ogni singola forza.
Nei fatti, chi sta da una parte, un partito, non accetta mai quello che un’altra parte propone.
A prescindere perfino da qualche vicinanza ideale.
In vista delle elezioni locali, dove queste disparità ‘politiche-partitiche’ dovrebbero essere attenuate, mi chiedo quanto le parti siano disponibili a condividere dei fini, prescindendo dai punti di partenza.
Una serie di idee di programma, concrete e non ideologiche, da attuare.
Accordi su punti specifici, possibili, condivisi, da tenere sotto controllo nel loro realizzarsi.
Normalmente la politica si sporca nel percorso di attuazione, si deprime, trova compromessi, per taluni incomprensibili, critici e criticati da altri.

Mi domando se il soprassedere al passato, senza dimenticare, possa portare a quel passo, quasi impensabile del ….
Il … non è scusare, ma passare oltre, offrendo nuove opportunità.

La nostra Costituzione offre un’occasione unica, per lo più incompresa, non insegnata ed inattuata, di quello che un paese nuovo, un popolo rinnovato, un futuro aperto, propone. Non dimenticare la dittatura, ma la costruzione del nuovo da scoprire. Un paese al lavoro, una classe politica con i panni lavati nelle valli e nei rifugi partigiani.
Valori dati per intrinseci e scontati e per decenni silenziati. Per più volte provati da tentativi di scasso.
Il … è stato il rimboccarsi le maniche, non rivalutare le azioni nefaste del passato.

La società sta cambiando, ma alcuni dei valori non sono diversi.
Le forme di partecipazione, che dovrebbero-potrebbero incentivare quel processo definito democrazia, sono estremamente lacunose.
C’è poco da dire a chi si lamenta dei politici, e rifiuta ogni coinvolgimento.
Nel locale è l’unica speranza di poter cambiare queste opinioni, sempre che si riesca a convincere delle scelte effettuate. Ogni dubbio di interesse privato nelle decisioni prese deve essere superato, non a maggioranza, ma per evidenza.

Quando ci si incammina
L’orizzonte è a fronte
La strada è sempre ampia
I compagni di viaggio
Sono più benvenuti
Se hanno il cielo stesso
Davanti a cui guardare

Sandro Bovassi

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