Don Ettore: adolescenti e giovani in oratorio, ma per fare cosa?

Riprendo volentieri la riflessione di don Ettore Dubini, diffusa come editoriale della Cooperativa Emmaus (29 aprile 2018):

Tra poco più di un mese inizierà nelle parrocchie “l’oratorio feriale”. Numerosi giovani e adolescenti daranno il loro contributo nella animazione e organizzazione del tempo estivo dedicato ai ragazzi. Ma tutti gli anni quando si affaccia questo periodo, si impongono riflessioni che spesso non trovano risposte. Questo fiume straordinario di giovani e di adolescenti dove sono alla domenica? Perché la messa domenicale è disertata? Qui c’è in gioco qualcosa di più di una semplice rilevazione statistica: tanti in oratorio, pochi alla Messa domenicale! C’è in gioco la mancata consapevolezza da parte della comunità ecclesiale di che cosa desidera lasciare in eredità ai ragazzi e agli adolescenti che frequentano i percorsi della iniziazione cristiana (vedi Prima Comunione di domenica 6 maggio e della Cresima sabato 19 maggio). Diventa inevitabile chiedersi quale cristianesimo questi ragazzi e adolescenti hanno incontrato. Tra le iniziative educative dei nostri oratori la dimensione della festa domenicale appare la più debole per le nuove generazioni. Spesso si porta come scusa che la Messa domenicale risulta noiosa ai ragazzi, che non sono protagonisti, che hanno altri impegni che riempiono la domenica, ecc. Eppure la domenica e la messa domenicale è l’unico spazio della settimana dove la comunità si ritrova nella sua variegata composizione. Non per nulla Papa Francesco continua a dire che le società secolarizzate “hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dalla Eucaristia. Va ricuperato il senso della festa, della comunità che si ritrova, che celebra nella gioia”, senza questo legame profondo con Cristo, avremo bravissimi ragazzi e giovani, generosi e allegri, ma basterà un nulla per spazzare tutto quello che con tanta dedizione si è cercato di trasmette loro. Ancora una volta però il problema non sono i giovani, ma la comunità adulta che forse per prima ha smarrito il senso della festa, della gioia di ritrovarsi insieme, di condividere la domenica come tempo di relazioni, di manifestazione identitaria di “comunità”. Fuori da questi perimetri il nulla.

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