Ricordo di Giorgio (di Riccardo Medana)

 

Il presidente della Fiera di Primavera, Riccardo Medana, ha pubblicato oggi su facebook alcune righe di ricordo dell’uomo morto ieri notte in stazione a Paderno. Con il suo consenso vi propongo di leggerle per cogliere alcuni aspetti della notizia che i media difficilmente riescono a riferire.

15 marzo 2018

Un mese fa vi raccontavo di questa persona e della sua storia.
Oggi ho saputo che si chiama Giorgio.
Da ieri sera purtroppo non c’è più, è finito sotto un treno in stazione a Paderno.
Per una volta, lasciamo da parte la morbosità, non chiediamoci se sia stato un gesto volontario o un incidente, di chi sia la colpa, dove sono le istituzioni, se stesse ascoltando la musica con gli auricolari e se il sottopassaggio fosse aperto: il mondo non ha bisogno di questi dettagli.
Il mondo ha bisogno di grandi storie.
Noi abbiamo bisogno di grandi storie.
E, giusto un mese prima, quest’uomo me ne ha raccontata una fantastica senza chiedere nulla in cambio: la sua.
Buon viaggio Giorgio.

14 febbraio 2018

Sono sul treno per tornare a casa da Milano, preso al volo come al solito. Incontro per caso un amico pendolare, accanto a noi c’è un signore con i capelli grigi e uno strano trolley di stoffa rossa ricoperto da tappi di bottiglia e fiori di carta riciclata. Lo vedo assorto, un po’ trasandato, una via di mezzo tra un Beppe Grillo e un Charles Bukowski delle Ferrovie Nord. Ogni tanto sorseggia da una lattina di Coca Cola che poi infila nella tasca del trolley, indossa una felpa con il logo della maratona di Roma e un paio di scarpe da corsa. Allora, visto che a volte le storie da raccontare te le devi andare un po’ a cercare, tiro fuori apposta l’argomento “corse e maratone” con il mio amico. Alla prima pausa di silenzio, il tizio accanto a noi ci guarda e se ne esce con: «Che nostalgia, sapete?». E io che penso: «Ecco, ci siamo.». Tra un sospiro e l’altro salta fuori che questo signore negli anni ’70 ha corso 19 volte la 100km del Passatore da Firenze a Faenza e, con gli occhi lucidi convinti, soddisfatto di ciò che ha fatto nella sua vita, svela di avere settant’anni, portati benissimo. Sospira e sorride, quasi in estasi: «Correre… Correre è bellissimo. Mi manca un sacco. E sapete cosa faccio ora che non posso più correre? Vado in giro a fare animazione per bambini.». Ed ecco spiegata la strana valigia. E poco importa che quel signore puzzasse un po’ di birra: importa che quella storia ce l’abbia raccontata, vera o falsa che sia. Ed ero dannatamente sicuro che lo avrebbe fatto.

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