Alberto Manzoni: riflessioni per il voto del 4 marzo

Ricevo da Alberto Manzoni questo denso contributo in vista delle elezioni, che pubblico integralmente:

Verso il voto del 4 marzo: qualche paginetta per chi ha voglia e tempo

I – Riassunto della serata di “discernimento preelettorale” del 4.2.2018 a Paderno Dugnano

Paderno Dugnano, 28 febbraio 2018 – Domenica prossima, 4 marzo, siamo chiamati alle urne per le elezioni politiche e – come lombardi, al pari dei laziali, – regionali. La domenica 4 febbraio, quindi un mese prima, per iniziativa del sottoscritto come consigliere pastorale diocesano, dopo aver sentito un parere delle parrocchie su data e ora più opportune, si è svolto un incontro pubblico, presso il salone “Monsignor Buzzi” della parrocchia di Paderno, che ho presentato come “discernimento preelettorale”. Questa definizione voleva sottolineare il fatto che si trattava di un’occasione di riflessione, a partire da interventi recenti del Magistero della Chiesa, senza alcuna pretesa di dare indicazioni di voto – anche perché non sono stati invitati candidati o esponenti di partito –, ma cercando di fornire qualche criterio per orientarsi nei programmi e nelle dichiarazioni degli schieramenti politici.

Avevamo invitato due relatori; uno, Nadir Tedeschi, non è potuto essere presente per motivi familiari. Ricordo che è stato deputato (1976-1987); profondo conoscitore del mondo del lavoro e della formazione professionale, è medaglia d’oro di vittima del terrorismo 2010 assegnata dal presidente della Repubblica. Ci ha inviato un breve messaggio: «Cari Alberto e amici di Paderno Dugnano, mi spiace tanto avere dato la mia adesione e poi non poterla onorare. Pensavo di esprimere la mia opinione sulle prossime elezioni politiche e regionali, soprattutto essendo consapevole del difficile ma insieme interessante momento. La nostra democrazia dopo 70 anni vive una grande crisi di identità e fiducia. Le ragioni sono varie e complesse. Secondo me è terminato il ruolo preminente svolto fino a poco tempo fa, più o meno, direttamente dai Partiti che hanno fatto la Resistenza, la Repubblica, la Democrazia e tutto il resto, compreso l’avvio di una politica di integrazione europea. Era prevedibile tutto questo, ma il dopo vive un momento di sfiducia e smarrimento. Dire che la democrazia non ha alternative, se non evocando il grande Churchill, non basta, soprattutto rispetto ai giovani. L’offerta politica è molto carente e confusa. Però non possiamo andare indietro, soprattutto nel disegno della Europa del futuro. Abbiamo bisogno di una politica seria e di coinvolgere nuove energie nell’impegno politico, raccogliendo tutta la forza che può anche derivarci dalla cultura cristiana europea. Amici di Paderno: non perdiamo l’occasione del voto, scegliendo forze e persone capaci e credibili. Ritroviamo fiducia e speranza. Siamo partiti dai venti mesi terribili della Repubblica di Salò, io li ho vissuti da vicino, non disperdiamo il cammino fatto».

Dopo qualche ringraziamento doveroso – i presenti, il professor Luciano Caimi e le parrocchie per l’attenzione data all’iniziativa – ho presentato brevemente le motivazioni dell’incontro ed ho fatto una breve introduzione.

Questo incontro nasce, da un lato dal ricordo di quello fatto quattro anni fa, in vista delle elezioni amministrative ed europee, con Nadir Tedeschi, Vincenzo Ortolina e l’ex sindaco Rosaria Angioletti, e anche della serata in memoria di Giuseppe Lazzati il 2 giugno 2016 con il professor Caimi, e dall’altro dal compito assegnato a me e agli altri consiglieri dopo la sessione di novembre 2017 del consiglio pastorale diocesano (Cpdi), ossia quello di portare sul territorio, nelle forme che parevano più opportune, la tematica socio-politica affrontata dal consiglio stesso. Precisato che non ho tessera di partito e non ho sottoscritto alcuna lista per le elezioni, ho sentito il parere parroci e quindi siamo passati alla fase organizzativa. Preciso che l’Azione cattolica decanale ha considerato questa iniziativa come momento da proporre ai soci.

Incomincio con due citazioni. «Voi sapete che votare è uno stretto dovere di coscienza, chi si disinteressasse della vita politica ed amministrativa del proprio paese sarebbe un pessimo cristiano ed un incosciente …». «A nessuno può sfuggire l’importanza del diritto-dovere del voto: con esso si concorre infatti a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della nostra Regione. Chi non va a votare non è uno che si astiene dal voto; è piuttosto uno che decide che siano altri a decidere per lui.». Fra i due brani ci sono oltre sessant’anni di distanza: il primo è tratto dal bollettino parrocchiale di Dugnano del maggio 1956, il secondo dal documento dei vescovi lombardi di quindici giorni fa. Gli anni si sentono per il lessico utilizzato, ma appaiono molto più vicini per quanto concerne il messaggio fondamentale: votare è un diritto e un dovere, dunque esercitiamolo. In verità entrambi i testi insistono non soltanto sulla partecipazione al voto nella cabina elettorale, ma anche su una partecipazione più ampia nel tempo e negli ambiti in cui ci troviamo a vivere.

Poi ci sono le differenze. Per esempio, il parroco degli anni Cinquanta suggeriva – diciamo così, abbastanza esplicitamente – anche per quale partito votare, ed è inutile dire quale fosse. Ora non è più così, lo sappiamo e penso che siamo tutti concordi nell’affermare che oggi sia corretto. Rimane, però, l’invito di fondo e rimangono delle domande che personalmente mi porto dentro e immagino che siano molto simili a quelle di molti di voi. È per questo che l’incontro di stasera ha come taglio quello di aiutarci a porre – a noi stessi e ad altri – delle domande.

Se vogliamo trovare dei punti fermi come cristiani che intendono dialogare con tutte le persone di altra estrazione culturale ed ideologica, questi possono esser trovati nelle indicazioni del Magistero ecclesiale, posto che anche quest’ultimo si aggiorna col mutare dei tempi e delle situazioni storiche. Faccio un altro esempio: i vescovi lombardi nel 1958 affermavano che «non si adempie a questo dovere [cioè quello del voto], votando scheda bianca» e che «i cattolici non devono disperdere i loro voti; ma devono concorrere alla unione delle forze cattoliche …»; nella Nota del mese scorso i vescovi lombardi non censurano la scheda bianca e – dato da tempo per assodata la fine dell’unità politica dei cattolici – raccomandano di valutare se scelte delle forze politiche «siano coerenti con i principi derivanti dalla medesima ispirazione cristiana».

Come passo iniziale, ossia quello di conoscere il più possibile cosa hanno detto o dicono i vescovi e/o il papa, fra gli interventi recentissimi – tutti rintracciabili su Internet – segnalo:

– l’intervento dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini lo scorso 20 gennaio, in occasione del convegno tenuto alla vigilia della Giornata diocesana della Solidarietà;

– la Lettera ai diciottenni dello stesso Delpini, resa nota durante la “Settimana dell’educazione”;

– la Prolusione del presidente della Conferenza episcopale italiana, l’arcivescovo di Perugia cardinale Gualtiero Bassetti, del 22 gennaio;

– la Nota in vista delle elezioni politiche ed amministrative 2018 della Conferenza episcopale lombarda, datata 18 gennaio ma diffusa qualche giorno dopo.

Credo che basterebbero queste letture per farci un’idea di quali siano i punti di riferimento ineludibili, rispetto ai quali poi si possono elaborare e accogliere oppure rigettare scelte concrete. Penso che alcuni punti siano chiarissimi e fuori discussione (ma è meglio dirli): la partecipazione al voto è un dovere grave; la partecipazione alla vita sociale e politica è pure un dovere, che ciascuno assolve a seconda della propria vocazione laicale particolare; sono irrevocabili la scelta democratica e l’adesione ai principi della Costituzione della Repubblica italiana.

Ricordare qualche altro testo cui si potrebbe attingere:

– il documento Un contributo per il bene comune della città, redatto e sottoscritto da associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali dell’arcidiocesi ambrosiana il 3 maggio 2016, in vista delle elezioni comunali a Milano di due anni fa, rintracciabile sui siti di queste associazioni, fra cui l’Azione cattolica;

– l’articolo di resoconto del Cpdi di novembre, pubblicato il 4 dicembre sul sito www.chiesadimilano.it;

– il Discorso alla città – direi soprattutto questo –, pronunciato dall’arcivescovo Delpini nella tradizionale occasione dei Primi Vespri della solennità di sant’Ambrogio, la sera del 6 dicembre nella omonima basilica milanese, intitolato Per un’arte del buon vicinato, che fra l’altro il responsabile della comunità pastorale “Beato Paolo VI” sta richiamando in queste settimane sul notiziario parrocchiale.

Ha quindi preso la parola il professor Luciano Caimi; già presidente diocesano di Azione cattolica, è docente presso l’Università Cattolica di Milano e presidente dell’associazione “Città dell’Uomo”; ecco la traccia del suo intervento.

Voto, diritto e dovere: l’enigma della nostra partecipazione (Paderno Dugnano, 4/2/18)

1 – La politica patisce discredito

Ragioni: pregiudizio diffuso; troppi esempi di mala-politica; manca cognizione del senso profondo dell’azione politica.

Segnale preoccupante: disaffezione elettorale. Da parte del cittadino viene meno l’esercizio di un diritto/dovere riguardante la prima delle 4 fondamentali regole/risorse della democrazia (Bobbio): partecipazione al suffragio universale (le altre sono: principio di maggioranza, pluralismo partitico, libertà di opinione, di parola e di associazione).

La disaffezione come disagio da interpretare. Esprime anche: scoramento qualunquistico (“sono tutti uguali”, “pensano solo alle loro poltrone e prebende”); atteggiamento individualistico-familistico (non c’è il senso di cittadinanza responsabile e attiva. Interessa solo il proprio particolare, la propria famiglia, il proprio clan).

2 – Ricostruire il senso della partecipazione democratica

Il disagio, profondo e diffuso, non può risolversi con appelli volontaristici.

Occorre un’opera complessa (e lunga) di ri-costruzione dal basso del senso di cittadinanza democratica. Opera difficile perché cade in una temperie culturale e morale di grande frammentazione e disorientamento collettivo. “Il sistema politico è instabile e debole perché lo è la società” (C. Galli).

Due percorsi ricostruttivi: il lavoro formativo; la valorizzazione delle esperienze di partecipazione (volontariato, associazionismo, gruppi di mobilitazione su problemi specifici: trasformarle da azioni “molecolari” a “vettori di riorganizzazione del corpo sociale”, L. F. Pizzolato).

3 – Politica è azione di costruzione/organizzazione della polis (“città dell’uomo”)

Impossibilità di sottrarci alla politica. Disinteressarsi della politica, non andare a votare è una scelta politica: incide sulla vita complessiva della società e delle sue istituzioni. Aristotele: anche per non fare politica, bisogna fare politica (cioè, scegliere di non farla, con tutte le conseguenze del caso).

Convenienza della partecipazione politica: se si sta ai margini, si subiscono comunque gli effetti della politica (fatta da altri), senza poter dire la propria.

Ogni cittadino è homo politicus. Chiamato a concorrere a edificare la società politica, cioè la forma giuridico-istituzionale della società: Stato, enti locali, preordinati al “bene comune”.

Il regime democratico: modello propizio a questo scopo. Consente di essere cittadini attivi, che sanno dire dei sì e dei no. Lo strumento fondamentale del voto libero.

4 – Il cristiano e la politica

Un cittadino come tutti (cfr. Ad Diognetum), con uno sguardo partecipe verso la politica, cioè la costruzione della “città dell’uomo”. Questo sguardo partecipe viene dalla responsabilità verso il mondo e la storia. Ha un fondamento biblico e teologico. Genesi conferisce all’uomo il compito di “custodire” e “coltivare” la terra, cioè il mondo. Tutta la Scrittura è attraversata da richiami alla responsabilità verso il mondo. Astenersi dal fare la propria parte è disertare.

La politica, dunque, dimensione importante della vita. Per il cristiano però non è tutto (contro visione panpoliticistica e riduttivamente intra-mondana.

L’impegno storico è necessario, ma il fine della storia è metastorico: apre sull’al di là della storia. Impegno storico sì, passione per il mondo sì, ma con lo sguardo “oltre”: l’al di là, che è anche un al di qua. Prefigura l’avvento del Regno (la realizzazione della piena volontà di Dio sulla Sua creazione) che germina, seppur sempre in maniera incompiuta, nel tempo. A questo avvento di grazia il cristiano coopera vivendo una “vita buona”, virtuosa, lottando contro il male.

Punto fermo: il cristiano opera nel mondo per costruire insieme a tutti gli altri uomini “di buona volontà” una città il più possibile “a misura di uomo”. Sa che questa opera non è una… passeggiata della salute: richiede il coraggio di lottare, la consapevolezza di doversi misurare con divisioni e conflitti. L’esperienza politica fa toccare con mano la presenza di molte zone d’ombra e opacità: resistenze di gruppi, coltivazione di interessi particolaristici, connivenze ambigue, forme di potere per il potere. Anche in politica si sperimenta la dura realtà del male.

5 – Magistero e politica

L’insegnamento fondamentale del Concilio sul rapporto fra cristiani (Chiesa), storia e società. Guadagno decisivo la distinzione di piani: religioso/ecclesiale/pastorale e politico (principio di laicità). Il particolare appello al compito e alla responsabilità dei laici (cfr. Lumen gentium, 31).

Lo sviluppo del magistero conciliare in Paolo VI. Evangelii nuntiandi, 70 sul compito primario dei laici, cioè la costruzione della “città dell’uomo”. Sempre Paolo VI: la politica come forma più alta di carità.

Papa Francesco: “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune” (Evangelii gaudium, 205).

Costante invito a superare la disaffezione politica. Prolusione del card. Bassetti al Consiglio permanente Cei (22/1/2018): un Paese da ricostruire, ricucire, pacificare.

Messaggio di mons. Delpini (gennaio 2018) ai diciottenni per il voto.

6- Di fronte alle elezioni

L’appuntamento elettorale non è un optional per un cristiano “adulto”. Il suo voto concorre a definire il futuro del Paese.

Attitudine fondamentale: discernimento, relativo a forze in campo, persone e programmi. Sulla base di un’analisi intellettualmente onesta, orientata da principi/valori fondanti la visione cristiana dell’uomo e della società. Il discernimento richiede mente e cuore educati.

Macro criteri di orientamento: visione inclusiva (in senso ampio) della società, attenzione alla vita in tutti i suoi aspetti, lotta alle disuguaglianze, tutela delle fasce più deboli, apertura al dialogo internazionale (contro “sovranismo”), politica per la pace; apertura vs chiusura; politica di speranza vs paura.

In definitiva: occorre informarsi, valutare, decidere. Esercizio personale e comunitario. la politica come “cosa sporca”, da cui tenersi alla larga. Buon Voto!

È seguito un dibattito in cui sono intervenuti alcuni dei presenti, facendo domande al relatore o portando proprie opinioni o riflessioni. Io ho letto un messaggio giuntomi via mail da Pierangelo Monti, dugnanese d’origine e collaboratore da molti anni di monsignor Luigi Bettazzi a Ivrea: «Alcune questioni che ritengo fondamentali purtroppo non sono presenti nell’informazione televisiva. Le associazioni per la pace e la nonviolenza chiedono che i partiti e i candidati si pronuncino sul tema della pace e del disarmo (tanto richiamato da Papa Francesco); in particolare sulla questione delle armi nucleari, delle spese militari e della Difesa civile non armata e nonviolenta. Mi riferisco alla campagna “Italia ripensaci! Aderisci al Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari” e alla campagna “Un’altra difesa è possibile”, che ha ottenuto di presentare al Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare di “Istituzione del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”. Anch’io, come gli amici dei movimento nonviolenti (come Mir, Movimento Nonviolento, Pax Christi, Rete Disarmo), chiedo ai candidati se si impegneranno per: abolire dallItalia le armi atomiche e firmare il Trattato Onu del 7 luglio, per cui l’Ican – “International Campaign to Abolish Nuclear Weapons”, ossia “Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari” – ha preso il Nobel per la pace a Oslo il 10 dicembre; non acquistare i cacciabombardieri F35; ridurre le spese militari; sostenere la proposta di difesa civile non armata».

Ho aggiunto altre brevi riflessioni che mi parevano coerenti con la serata.

– Un’osservazione che a volte si sente in momenti come questo è: «Perché la Chiesa fa i documenti soltanto in vista delle elezioni?». A parte che questo non è vero – si vedano gli innumerevoli interventi del Papa, in discorsi, viaggi eccetera –, io tradurrei la domanda così: quanto tempo e spazio diamo nelle nostre comunità alla formazione ed al confronto sulla tematica sociale e politica?

– Per non essere ingenui, chiediamoci quale distanza c’è fra il proposito del documento 2016 dei gruppi diocesani, così come quello della triplice richiesta del presidente Cei “Ricostruire, ricucire, pacificare”, e la naturale tensione che si crea nella dialettica politica, soprattutto in vista delle elezioni. Che uno rimpianga o meno la Democrazia cristiana – che quasi come una chioccia raccoglieva varie sensibilità di cattolici impegnati politicamente –, chi si trova preso personalmente dalla passione politica non può sottrarsi a tale questione. Forse perché è una situazione scomoda, problematica e che si preferisce evitare, per il quieto vivere non si parla di politica negli ambienti ecclesiali così non si litiga, ma in questo modo si trasportano gli scontri su altri “palcoscenici”.

– Oggi è la Giornata per la vita della Chiesa italiana. Papa Francesco oggi, vedendo in piazza San Pietro lo sparuto gruppetto del Movimento per la vita, ha esclamato: «Sono troppo pochi quelli che si impegnano» in questo campo. Mentre sul “fine vita”, sul testamento biologico eccetera, si è dibattuto e si è arrivati ad una legge – non discutiamo adesso su di essa, sarebbe bello fare un incontro di approfondimento serio –, mi pare che sul tema aborto sia quasi permanente un silenzio “accomodante”. Intanto ci accorgiamo – i demografi lo dicono da tempo – che il calo delle nascite è sempre più preoccupate, addirittura drammatico. Tutti i partiti dicono di voler sostenere la famiglia, che pure è uno dei punti principali evidenziati dai vescovi, cerchiamo di capire cosa ci sia di serio.

– I temi della politica internazionale sono piuttosto assenti dal dibattito elettorale, salvo i riferimenti (quasi sempre polemici) al ruolo dell’Unione Europea o alle problematiche legate ai fenomeni migratori. Ci sarebbe da recuperare una visione cristiana, come fu quella di papa Paolo VI con la Populorum progressio, alla quale è stato dedicato un convegno ieri a livello diocesano.

– Sul tema Europa si sente dire di tutto e di più, ma la cosa preoccupante è che permane in prima fila – molto distanziato da tutti gli altri – l’argomento economia e denaro; che è importante, siamo tutti d’accordo, ma la famosa “Europa dei popoli” dov’è finita? E non parliamo delle radici cristiane (oltre che classiche ed ebraiche) dell’Europa, tema pressoché scomparso dal dibattito.

So di non essere stato breve, d’altra parte vuol dire che chi è arrivato fin qui aveva voglia e tempo. E se ne ha ancora, può sollazzarsi con quanto segue ed anche rispondermi: leggerò volentieri.

II – Riflessioni al 28 febbraio

In queste settimane mi sono confrontato in famiglia, con amici e altre persone, fra le quali parecchie mi hanno fatto la domanda oppure l’affermazione corrispondente: «Ma tu chi pensi di votare?»; «Non sono mai stato così indeciso su chi votare come questa volta». Ed io ho dovuto rispondere: «Anch’io sono indeciso». È un problema, perché non è nato dal giorno in cui il presidente della Repubblica ha sciolto le Camere, ma dura da tempo e – nonostante sia alla ricerca di una soluzione, visto pure che la politica mi ha sempre appassionato – per il momento sont anmò al camp di cent pertigh.

Provo a ragionare ad alta voce, cercando di rimanere sulle generali, come se fossi ancora all’incontro del 4 febbraio, e quindi evitando il più possibile riferimenti – se non indispensabili – a persone o partiti, non perché abbia timore di dire la mia opinione, ma per rimanere nell’ambito di criteri con i quali scegliere: perché fra quattro giorni dovrò scegliere!

1) Per me sono fuori discussione, ma fa bene ripetere, i capisaldi già detti nella serata: a) il diritto e dovere di voto, sia dal punto di vista morale come cristiano sia come cittadino, quindi mi recherò al seggio; b) la Costituzione della Repubblica italiana e quindi la scelta democratica fondamentale, pertanto non posso neppure lontanamente fare l’ipotesi di dare un voto a chi – anche solo per battuta – dica che tutto sommato il fascismo fece anche delle cose buone.

2) La legge elettorale con cui andiamo a votare per le Camere è riuscita a peggiorare quella già disgraziata precedente. È stata confermata la scelta “bloccata” dei candidati dai partiti – sia nell’uninominale che nel proporzionale –, fra cui alcuni “paracadutati” in collegi ritenuti sicuri, mentre il concetto di collegio uninominale comporta l’esistenza di un rapporto fra deputato e collegio rappresentato; non c’è neppure la possibilità del voto disgiunto che invece si prevede nell’elezione regionale; l’unica nota positiva è che nell’uninominale in casi come il nostro almeno hai un candidato del territorio. Un ministro uscente ha sostenuto che probabilmente molti sbaglieranno a votare (fantastico!). Quasi dall’inizio della campagna elettorale è un susseguirsi di dichiarazioni da parte dei capi partito o coalizione sulle possibili disponibilità a fare governi di transizione, istituzionali, con-questi-sì-con-quelli-no, con-quelli-che-accettano-il-mio-programma e così via, perché fino all’ultimo sondaggio disponibile appariva chiaro che nessuno sorpasserebbe la soglia del premio di maggioranza. Si sono ripetute dichiarazioni di chi prevede di tornare al voto subito con questa legge e di chi vorrebbe farne un’altra per andare a votare di nuovo: sembra una farsa e invece è la realtà! Di fronte a questo scenario penso che, oltre alla preferenza data a persone conosciute, una eventuale scelta ragionata di scheda bianca o nulla sia lecita moralmente. E lo dico anche per altri due motivi: primo, sono ormai stanco di votare il meno peggio, e per me accade da quando non c’è più il Partito popolare italiano; secondo, anche se sono consapevole che un voto mancante ad un partito “aiuta” in un certo senso gli avversari, sono stanco di chi continua a parlare di “voto utile”, quasi per farti venire il rimorso nel caso in cui vincano “gli altri”.

3) Il ruolo degli operatori della informazione, che in una democrazia matura dovrebbe essere di osservazione, ragionamento, pungolo, critica, mi pare che sia andato a farsi friggere in molti casi. Ho una grande ammirazione e stima per i colleghi che hanno realizzato o stanno svolgendo servizi ed inchieste importanti su questioni scottanti e insieme anche su aspetti positivi della nostra Italia; e ritengo utili le “tribune politiche” a livello regionale con giornalisti che intervistavano in diretta i candidati presidenti; ma i confronti urlati dove nessuno riesce mai a concludere quello che sta dicendo, così come le interviste costruite che hanno infarcito tutti i telegiornali della sera, a mio parere non hanno svolto un vero servizio. Per esempio, non mi è capitato di sentire alcun giornalista che, in diretta, al “genio” che propone la quota unica di tassazione abbia detto: «Guardi che l’articolo 53 della Costituzione parla di progressività dell’imposizione fiscale!».

4) Non sono d’accordo con chi dice: «Sono tutti uguali»; non è vero, sia per quanto riguarda i programmi sia sotto il profilo delle qualità personali. Le persone che hai conosciuto, soprattutto, e ti hanno dimostrato un impegno serio nelle istituzioni meritano gratitudine, oltre che l’eventuale voto. È vero che su alcuni argomenti i programmi si assomigliano: per esempio, d’improvviso sono diventati tutti amici della famiglia. Poi le inchieste giudiziarie si sono intrecciate con i comizi, così «io sono più onesto di te», «alcuni dei miei non hanno versato al partito i soldi previsti ma almeno noi li versiamo e voi no» e via dicendo. Un criterio che penso si dovrebbe seguire è questo: se un partito si presenta sbandierando il vessillo dell’onestà, però non si capisce quali siano le sue idee di fondo su difesa della vita, diritti dei lavoratori, parità scolastica e altre questioni importanti per la Dottrina sociale della Chiesa, allora non mi ispira.

5) Per quanto riguarda la Regione, dove il sistema di voto è “meno peggio” di quello nazionale, mi risulta egualmente difficile la scelta, anche se mi pare necessario fare lo sforzo di cambiare rotta rispetto al ventennio (abbondante) “robertiano” (vale per due). Non trovo alcuna ragione per dare il minimo credito a chi ha promosso leggi o politiche deleterie in tema di sanità, territorio (applicate poi come a Paderno Dugnano…!), viabilità, commercio eccetera, per concludere con un referendum sull’autonomia inutilmente dispendioso. Il fatto che la maggioranza della gente tutto sommato stia bene e che ci troviamo nell’area più sviluppata del Paese non mi basta; e guardo con rammarico a possibili alleanze alternative più ampie che non si sono composte progettando modelli migliori e condivisi.

Avrei voluto dire e scrivere altro, ci sono tante considerazioni da fare su tanti aspetti (la “baraccata” dell’Expo, la Rho-Monza), ma non posso fare un romanzo. Mi rincresce che non ci siano state occasioni di confronto pubblico fra candidati, ma solo qualche iniziativa pubblica di singole liste, e neanche tutte, oltre ai classici banchetti di propaganda; è stata una campagna elettorale un po’ strana, mi è parso che la competizione sia stata lasciata alle televisioni e qui da noi si sia un po’ “addormentata”, non so se volutamente.

Secondo me la sera del 5 marzo il presidente della Repubblica italiana si troverà nelle condizioni di quello tedesco qualche mese fa; dovrà chiamare i due maggiori partiti, dire loro di non fare i buffoni (riuscirà loro un po’ complicato) ed assicurare un governo al Paese.

Penso che in questi due giorni ci stia bene una preghiera alla Madonna di Loreto e ai patroni d’Italia san Francesco e santa Caterina da Siena, perché ottengano da Dio le necessarie virtù – quelle famose “cardinali” – a chi governa ed amministra.

Ringrazio della pazienza chi ha letto fin qui e auguro un buon voto, oltre che buon sabato e buona domenica.

Cari saluti.

Alberto

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