Verso il voto: soliloquio politico, 1

A quindici giorni dal voto gli organi di informazione riferiscono ancora tanta incertezza tra i cittadini chiamati alle urne. Vale per i giovani, ma anche per adulti e anziani. I sondaggi indicano che ad oggi il vero vincitore è l’incertezza.

Siamo in tanti, dunque, a non avere ancora le idee chiare sul voto. Non c’è nulla di cui vergognarsi. E’ la situazione in cui ci troviamo ad essere particolarmente complessa!

Ragiono ad alta voce, senza farmi problemi di opportunità.

Comincio da alcuni punti fermi, sui quali mi sento in coscienza sicuro e determinato.

1) Votare si deve. Nonostante la delusione (che non di rado arriva fino alla repulsione) nei confronti della politica sono convinto che non si possa disertare le urne. Per vari motivi. Il primo è pratico: se anche io non vado a votare, altri lo faranno e l’esito del voto condizionerà la mia vita futura. Meglio dunque partecipare. La scarsità di elettori (in particolare laddove si può esprimere una preferenza, cioè nel voto regionale) può favorire il successo di trame mafiose e criminali. Se votano in tanti, l’effetto di queste cricche si riduce sensibilmente.

 

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