Lettera al blog: Bovassi, cultura e fascismi

Ricevo da Sandro Bovassi la seguente riflessione che pubblico volentieri:

Cerco di mescolare due interventi del blog: cultura non è accademia (17 gennaio/1 dicembre), e mentalità fascisteggiante (7 dicembre).
La cultura dovrebbe essere la rappresentazione dello spirito popolare della società, nel senso che acquisiamo cultura quando/se riusciamo a comprendere ciò che la società vive. E successivamente ci sforziamo di capire e analizzare quali bisogni e quali insegnamenti ci vengono trasmessi.
Possiamo dire con rammarico che non riusciamo a capire molto.
Purtroppo il riferimento non è solo locale ma copre l’intero nostro paese.
Cosa sappiamo delle idee della cosiddetta gente comune?
Soldi: per lo più tutti dicono non siano mai abbastanza. Mi piacerebbe poter raccontare alcune situazioni in cui le persone coinvolte si devono preoccupare del pasto quotidiano e non di molto più.
Assistenza: che viene di seguito, perché chi non ha, ha maggior bisogno di sostegno, e non so quanti si rendano conto di quanto ampi siano questi bisogni (provate a chiedere agli assistenti sociali o ai patronati).
Salute: cercate un appuntamento veloce senza dover pagare un professore privatamente.
Casa: quante sono le abitazioni sfitte e quante persone cercano una casa? Guardate per le vie, quante sono le agenzie pronte a trovarvi casa… (dato che ci siete guardate quante sono le banche pronte al prestito o le assicurazioni…). Però dobbiamo costruire…
Questo ci porta all’ambiente, che in un altro modo si può ricollegare alla salute. Ogni tanto leggiamo delle polveri sottili, e cose simili… Fate fatica a respirare? Tossite spesso? Vi ammalate più di una volta? Fate voi…
Naturalmente ci sarebbe ancora da parlare di scuola, partecipazione, vicinato, volontariato, privatizzazioni, migrazione…
Le mancanze della politica hanno ricadute sulla vita sociale, potremmo dire colpe…
Allora perché stupirsi che ci sia chi crede che una chiusura nei confronti degli altri sia la risposta da dare a tutto. Stupirsi che la persona forte, il leader, sia la ricerca che muove un po’ tutte le forze politiche sembra un po’ ipocrita, soprattutto se si guardano alle liste delle elezioni che propongono il partito/movimento per… (metteteci il nome che volete di quelli che compaiono più spesso nei notiziari e lo troverete).
Fascismo/nazismo sono fatti storici del secolo scorso (ed anche il comunismo) che si credevano superati per esperienza diretta. Ma più le ere si susseguono e meno testimoni credibili rimangono.
Allora spacciare certe ideologie come quelle che “ascoltano” il popolo, la gente, riesce facile, soprattutto con chi non ha avuto per decenni dei buoni maestri.
Noi siamo nati qui, noi abbiamo diritto a tutto, noi contiamo.
Paderno ha quasi 50 mila abitanti: quanti sono i nativi? Quanti se ne sono andati? Quanti lavorano o studiano fuori dal nostro paese? Quanti allora potrebbero rivendicare dei diritti? Quanti contano qui?
La tolleranza è difendere ed ascoltare tutte le opinioni per poterle mettere a confronto, sempre che queste opinioni non siano escludenti. Nel momento in cui si dice “quando saremo al potere gli altri non ci saranno più” siamo di fronte a una posizione che non si può accettare.
Tanti anni di politiche che sostengono il privato (io solo conto) a discapito del conviviale (se stai bene tu sto bene anch’io) hanno portato un po’ tutti a ragionare in termini di Pil (ma cosa ne sappiamo noi?), di carriera (e quando la multinazionale si trasferisce in qualche luogo fiscale, paradisiaco per pochi?).
Perché stupirsi se siamo superficiali ed ignoranti dal momento che non siamo consapevoli di come siamo, di come ci hanno/siamo cresciuti?
Domani è un altro giorno, si vedrà. Se sapessimo dove guardare…

Sandro
E buon natale…

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