Sulla Variante RE3 Alparone e Bogani non la raccontano giusta

Sull’ultimo numero della Calderina il Sindaco ha firmato un editoriale che merita una risposta puntuale e documentata.

Alparone scrive con orgoglio: “Paderno Dugnano è una città bella. È bella perché nonostante sia collocata in una zona a forte conurbazione come il Nord Milano, è riuscita a mantenere uno sviluppo urbanistico equilibrato.”

Viene da rispondergli: se vogliamo che Paderno continui ad essere bella, anzi se vogliamo che lo diventi ancor più, perché non applichiamo la sentenza del Consiglio di Stato n. 6656 del 21 dicembre 2012?!

Il testo è eloquente e va letto con attenzione:

“L’urbanistica e il correlativo esercizio del potere di pianificazione, non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo e armonico del medesimo; uno sviluppo che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, non in astratto, ma in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità ed alle concrete vocazioni dei luoghi, sia dei valori ambientali e paesaggistici, delle esigenze di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti, delle esigenze economico-sociali della comunità radicata sul territorio, sia, in definitiva, del modello di sviluppo che s’intende imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro storia, tradizione, ubicazione e di una riflessione del futuro sulla propria stessa essenza, svolta per autorappresentazione ed autodeterminazione dalla comunità medesima, con le decisioni dei propri organi elettivi e, prima ancora, con la partecipazione dei cittadini al procedimento pianificatorio”

(Consiglio di Stato, Sentenza n. 6656 del 21 dicembre 2012)

I padernesi che seguono il dibattito sulla Variante RE3 possono trovarsi disorientati di fronte alla complessità della questione. E’ importante perciò fondare il ragionamento su elementi concreti.

Nel 2013 la coppia Alparone-Bogani (attenti a quei due!) ha evidentemente commesso un errore nel redigere il Piano di Governo del Territorio, introducendo l’indice unico 0,35 il quale ha prodotto, nell’ambito residenziale RE3 di via Camposanto / via Roma (in prossimità del Seveso), una lievitazione impressionante delle volumetrie.

Se non si vuole pensare male considerando la cosa una scelta precisa, bisogna dire che è stato commesso un errore nel collocare un’eccessiva capacità edificatoria in un’area che, a causa del fiume Seveso, richiedeva maggiore prudenza e attenzione.

Con il P.G.T. del 2013 la capacità edificatoria dell’ambito RE3 è passata da 2.800 metri cubi (previsti nel PRG del 2003 solo come completamento dell’edificazione nel nucleo di antica formazione) a 14.734,44 metri cubi. Ora, con la variante del 2017, si giunge a mc. 13.949,72. [Per approfondire vedi tabella “La vera storia dell’ambito RE3” a cura di G. Massetti].

A ciò va aggiunto che nel Piano Integrato di Recupero che l’Amministrazione Comunale propone viene data la possibilità di aumentare ancora la volumetria con l’utilizzo di diritti edificatori (ossia volumetria), provenienti da altri ambiti residenziali consolidati, tanto che l’altezza degli edifici è prevista fino a m.21.

Inoltre, bisogna ricordare che detta volumetria è stata posta in un contesto che difficilmente la può tollerare. Si tratta infatti di aree esondabili e facenti parte della fascia di rispetto del torrente Seveso, nonché aree sottoposte a vincolo ambientale dallo stesso P.G.T. vigente, ossia individuate come Beni paesaggistici ai sensi dell’art.142 lettera c del D.Lgs n° 42/2004 e delimitati da fascia di vincolo per polizia idraulica (vedi P.G.T. 2013 PdR 1.a-4 Vincoli), aree a ridosso del campanile e fascia di rispetto di un bene ecclesiastico da sottoporre a tutela.

Ce n’è abbastanza, non vi pare?

Se dunque in fase di stesura del PGT c’è stato un errore, questo deve essere corretto. Ma non a spese della città!

Allo sbaglio si deve porre rimedio, modificando le errate previsioni di PGT invece di sottrarre ai cittadini aree che fanno parte del piano dei servizi (vedi PdS 1.5 Ambiti di applicazione della disciplina del Piano dei servizi anno 2016, ove le aree fanno parte dei “Servizi a verde della rete ecologica Vpe”) e che sono fruite e a disposizione della cittadinanza da decenni, acquisite al patrimonio comunale tramite esproprio in quanto aree a standard del comparto PA5 del piano di zona di edilizia economica e popolare ex lege 167, pagate dai cittadini assegnatari in diritto di superficie della parte edificabile.

Si noti un particolare (che non è proprio un dettaglio): quei cittadini hanno pagato uno standard ben più elevato di quello che attualmente viene applicato per metro cubo edificabile e lo hanno fatto  per ricuperare la carenza pregressa di aree a verde. In questo modo, gli abitanti della zona via Cherubini / via Gorizia / via Dalla Chiesa hanno finalmente avuto la loro quota di verde… E adesso, con un intervento di Piano Integrato, il Comune vuole sottrarre loro quegli spazi di grande valore ecologico per rimediare ad un proprio errore… Perché di errore, Signor Sindaco, si tratta!!!

O forse i cosiddetti “diritti edificatori” di alcuni cittadini valgono più dei diritti (legittimamente acquisiti) di altri residenti? A Paderno Dugnano, dunque, ci sarebbero cittadini di serie A e altri di serie B?

Nel suo editoriale il Sindaco Alparone scrive:

Se stiamo valutando lo spostamento di diritti (perché di diritti si parla) edificatori da un’area verde della città ad un’altra, lo stiamo facendo per realizzare (finalmente!) il
parco del Seveso e per evitare la costruzione di cinquanta appartamenti a pochi metri dal fiume dove invece si potrà realizzare un nuovo parco, in una zona centrale della città (via Roma) vicina alle scuole, alla stazione e alla chiesa. Cosa sacrifichiamo per fare questo? Una porzione pubblica di  area verde lungo via Dalla Chiesa (senza toccare il parco di via Gorizia) che domani potrà essere connessa, in termini di servizi e reti, alla riqualificazione e trasformazione di un’area da tempo dismessa (ex Scaltrini).

Per non fuorviare il lettore è opportuno usare un linguaggio più preciso.

Si parla di “diritti edificatori” attribuiti dal piano” per errore (!) e non di “diritti acquisiti”, che peraltro la legislazione non riconosce!

Per quanto riguarda le aree del Parco del Seveso è quasi un decennio che l’Amministrazione Comunale non se ne occupa, anzi… quando può, le diminuisce (si veda la Variante Orombelli a Incirano).

Inoltre, le aree che verrebbero cedute sono le stesse di cui era prevista la cessione per i 2.800 mc. di cui al PRG del 2003 e su queste è prevista la pista ciclabile che porta al parcheggio esistente di via Camposanto ed un nuovo parcheggio molto utile per le Ferrovie Nord.

Signor Sindaco e cari lettori: questi sono i fatti. Altro che “cieca ossessione ideologica” e “strabica contrapposizione politica”!

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