«Scuotere l’immobilismo conservatore» della città. L’eredità di Gigi Pedrazzi

Sulla rivista Il Mulino Romano Prodi commemora l’amico bolognese Luigi Pedrazzi, recentemente scomparso: Un ricordo di Gigi Pedrazzi

In occasione della morte ho dedicato anch’io un post a questa figura significativa del cattolicesimo democratico bolognese (e non solo).

Da lui, negli anni 2009-13, ricevevo per e-mail la lettera Il nostro ’58, ideata per rivisitare (in un clima ecclesiale diverso da quello odierno) il 50° anniversario dell’elezione di Papa Giovanni XXIII e il conseguente Concilio Vaticano II.

E’ stata un’esperienza intensa sia dal punto di vista spirituale che culturale. Chi avesse curiosità può rendersene conto, frugando nell’archivio delle circolari spedite regolarmente da Gigi ad un indirizzario ampio e variegato e successivamente confluite, almeno in parte, in volumi a stampa (Edizioni Il Mulino / Claudiana).

Leggendo il ricordo di Prodi, mi ha colpito l’impegno profuso, con Dossetti, per «scuotere l’immobilismo conservatore» di Bologna durante la campagna elettorale per le Amministrative del 1956.

Anche noi a Paderno Dugnano (senza naturalmente istituire impropri confronti con un polo universitario come Bologna) abbiamo bisogno di scuotere un certo immobilismo conservatore.

Sì, perché la nostra città (nonostante la feconda stagione delle giunte di centrosinistra) è da considerarsi piuttosto stagnante dal punto di vista socioculturale. Nessuno si offenda: a Paderno esistono certamente bellissime e stimolanti esperienze di segno contrario, ma è oggettivamente difficile respingere l’impressione del “dormitorio” alle porte di Milano

L’acqua ferma va smossa, canalizzata; così la “palude” (culturalmente parlando) potrà lasciare il posto ad un ambiente più vivace ed ospitale. Sono convinto che Paderno Dugnano abbia molte risorse da giocare, che ad oggi risultano poco valorizzate.

Raccogliamo, dunque, anche nella nostra città la sfida di Luigi Pedrazzi in ambito ecclesiale, sociopolitico e culturale!

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